Non giocando al Totocalcio ma a badminton la Cina si è dovuta accontentare, l’aritmetica non lasciava scampo, di vincere a Vantaa “solamente” il suo dodicesimo titolo sulle 17 disputate. Uno degli aspetti interessanti di questa manifestazione è che non prevede premi in vile denaro per i singoli giocatori ma “solo” la gloria per la loro nazione.
L’obbiettivo è la conquista del trofeo in palio che consiste in una coppa d’argento placcata oro alta circa 80 centimetri a forma di volano con in cima la riproduzione del tempio di Borobudur, il più grande luogo sacro del buddismo al mondo, sito nell’isola di Giava (Indonesia).
Dopo il successo di Nanning del 2019 concluso per 3-0 a favore dei padroni di casa ai danni del Giappone la finale di quest’anno riproponeva le medesime nazionali che in precedenza avevano eliminato i ragazzi terribili della Malesia, ad opera dei japan mentre la Corea del Sud era caduta seccamente (3-0) sotto i colpi del Dragone Rosso.
Finale 2021 leggermente diversa dalla precedente grazie a Akane Yamaguchi che sovverte le posizioni del ranking battendo la numero 2 Chen Yu Fei. E’ mancato però alle attese il “Number One” (ancora per quanto?) Kento Momota che dopo aver ceduto l’unico punto alle “Tigri di Mompracem” nella semifinale si deve abbassare anche al venticinquenne Shi Yu Qi che così replica il risultato della precedente edizione.
L’incontro durato più di un’ora ha proposto scambi a livello altissimo con il cinese che ha messo in mostra alla fine del primo set, vinto 21-13, una perla del suo eccezionale bagaglio tecnico: un drive drop corridor, in italico idioma, un tiro velocissimo parallelo al terreno di gioco sopra ai tre metri che si è inabissato poco prima della linea di fondo campo. Cedeva poi clamorosamente nel secondo gioco con inopinato 8-21 per poi, come succede spesso nel badminton probabilmente per anomalie celebrali, risollevarsi e proporre sulla “court” un’altro giocatore che inforcava una sequenza di 10 punti consecutivi, dal 1-3 all’11-3, che anticipava come sarebbe stato il risultato finale di 21-12.
Lo scontro tra i giganti terminava con il successo nel doppio femminile, rendendo inutile il misto, che consacrava vincitrice la nazione più potente al mondo ….e non solo nel badminton.
La dimostrazione, se ce ne fosse necessità, che i grandi numeri danno grandi risultati con le eccezioni, parafrasando un certo Mancini, allenatore di uno sport minore: i campioni conquistano i tornei ma la squadra vince il campionato.
Appuntamento ora per la Thomas & Uber Cup ad Aarhus, Denmark.