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   Kral   

 

La democrazia nello sport



a cura di
Il Gioja

La democrazia è quell’insieme di principi e di meccanismi per cui governa la cosa pubblica chi ha maggiore consenso.

Qualunque sistema elettorale distorce più o meno il volere dei votanti. Potrei fare molti esempi assai noiosi, ma il principio demo­cratico a cui si dovrebbe tendere è quello per cui uno vale uno e quando si vota il mio voto vale quello del Presidente della Repub­blica. Un altro principio è quello della liber­tà di espressione. Se non dico falsità e non ledo la dignità di qualcuno o delle istituzio­ni dovrei poter esternare il mio disaccordo a chi mi pare: presidenti del consiglio, gene­rali o magistrati.
Ma a noi sportivi cosa ce ne cale? Secondo me per almeno due motivi. Perché le fede­razioni eleggono i propri organi decisionali e perché in quanto cittadini dobbiamo tran­quillamente poter esprimere un parere sul come vengono spesi i soldi pubblici con cui le federazioni spesso lavorano. 
Mettiamo che la federazione del lancio dello scarpone (F.LSca.) decida di utilizza­re i propri fondi a pioggia sostenendo tutti quelli che provano anche solo per un paio di ore nella loro vita il loro amatissimo sport, senza creare nuovi “reali” atleti. Posso dire quello che penso anche se non conto nulla? Oppure la Federazione dell’allacciamento stringhe (F.Aall.S.) spende tutto il budget sui suoi due atleti di punta mandandoli spesati a tutti i tornei dell’urbe terracqueo. Magari sono d’accordo e magari no, ma se ci metto la faccia e mi esprimo garbatamente --e mi lasciano esprimere senza censure-- mi pare sia un buon segno di democraticità.
Segno di maturità democratica sarebbe poi che io facessi delle critiche costruttive: se dico di non essere sono d’accordo con un metodo di investimento, posso proporne un altro, altrimenti sono solo uno a cui piace criticare. Ma per fortuna si possono criticare i criticoni! Criticarli ho detto! Non censurar­li o insultarli. Se si sventola la clava verso i “dissidenti” si mostra solo che li abbiamo in uggia, quando invece i vertici dei sistemi democratici devono impegnarsi a convince­re e spiegare la loro opinione anche quando questo è faticoso. Ovviamente poi ognuno può rimanere della sua.
Cattivo segno di democraticità invece è quando chi si impegna in una federazione non può esprimersi liberamente ma deve chiedere l’autorizzazione a chicchessia. Magari come consigliere sono stato votato da delle società sportive per le mie idee, ma non posso dire quali sono. Chiedete a… qualcun altro.
Un problema di trasparenza si può verifica­re quando la Federazione tiro con l’arco ad occhi chiusi (Fe.Ti. Ar. ciec.) decide tramite il suo consiglio federale di triplicare lo sti­pendio al presidente ma nessuno lo vuole ammettere. È risaputo che fare il presidente di quello sport è piuttosto pericoloso visto che presenzia alle gare e sono molte le gra­ne con le assicurazioni, infatti il palco del presidente è sempre invariabilmente dietro il bersaglio. Non c’è nulla di strano che nes­suno voglia ricoprire quel ruolo –pare che alle ultime elezioni ci fosse solo un candi­dato-- ma che tocchi addirittura mandare una pec alla federazione per sapere cosa ha deciso il consiglio non è il massimo della trasparenza. Poi se i regolamenti, le leggi o la prassi gli permettono di non far sapere nulla a nessuno facciano un po’ quello che si sentono, ma in cuor mio preferirei che chi ha votato pro o contro quel provvedimento desse la sua lettura di quanto avvenuto, sen­za magari aver paura di essere accusato di lesa maestà.
Nella nostra federazione abbiamo poco dibattito, molti che sono interessati solo a giocare e non gli importa un fico secco di nient’altro, qualche criticone e poca voglia da parte dei vertici di prendere decisioni in­novative, nonostante i risultati siano discu­tibili. Ho usato questo termine volutamen­te. Non ho detto risultati negativi. Ho detto ‘discutibili’, cioè di cui è giusto discutere. Dopo le valutazioni di fine anno di Sport e Salute se fossi ai vertici della federazione gradirei che venissero espresse tutte le idee divergenti, tutte le varie proposte. Questo da un lato migliorerebbe alcune tensioni che evidentemente sono nell’aria e dall’altro metterebbe a tacere chi critica e basta, sen­za mai impegnarsi in prima persona in pro­poste fattive. Chiederei: “Avete nuove idee? Qualcuno propone qualcosa di nuovo? Nes­suno? Allora andiamo avanti così”.

 
 
 

 

 



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