
C’era una volta, tutte le fiabe iniziano così e questa non si esenta dalla tradizione.
C’erano una volta dei genitori rovinaf…amiglie che spendevano i soldi dello stipendio nei classici vizi: gioco, sesso, alcool, balocchi e profumi mandando in rovina la vita dei loro cari.
Nessuno dei più famosi favolieri, dagli epici Fedro e Esopo, ai conosciutissimi fratelli Grimm, al più attuale Gianni Rodari ne hanno mai parlato, storie troppo tristi e avvilenti da raccontare ai bimbi.
Peccato che questo tipo di padri e madri non sia scomparso, esistano ancora e a loro si sono affiancati nel frattempo, grazie al progresso, no anzi, al "regresso" dell’educazione nell’ambito famigliare i genitori rovinaf…igli.
Questa nuova tipologia ha inculcato ai pargoli che sono sempre i più bravi, che quello che fanno è sempre giusto, che sono i maestri, gli allenatori, gli adulti a sbagliare nei loro confronti, quindi quello che fanno o dicono è il top.
Che la vita non presenta difficoltà e che meritano sempre il meglio, per diritto e non per capacità. Così quando usciranno dall’ovattamento inculcatogli e si ritroveranno a scontrarsi con la vita reale: rapporti sociali, lavoro e conduzione di una propria famiglia, il trauma sarà inevitabile.
Per fortuna che esiste lo sport che insegna che l’applicazione, la fatica, il sudore, l’ascolto degli allenatori ti porta a raggiungere i traguardi prefissati o almeno quelli alla tua portata. Dove vincono, a parte qualche brutto episodio, i migliori grazie a una naturale predisposizione fisica, per una personale perseveranza o per aver saputo sviluppare maggiori capacità intellettive.
Dove chi è più bravo lo dimostra nelle gare e non grazie alle parole dei parenti prossimi.
E la fine della favola?
E’ triste, non dovrebbe esistere, non dovrebbe essere che bambini di 6-8-10 anni o ragazzini di 12-14-16 e di età maggiore spieghino ai loro genitori, si presumerebbe persone mature, la loro univoca visione dei fatti e che questa venga pedissequamente accettata facendosi volontariamente ingannare.
Il vero peccato è che molti dei lettori si indigneranno leggendo queste parole, ma non si identificheranno in questi adulti, presupponendo di agire maniera coerente e questa, purtroppo, è la dura realtà non una favola.