A seguito delle molte lettere pervenute, prosegue su questo numero la rubrica ‘la posta di Serko’. Potete inviare le vostre domande e i vostri insulti al nostro redattore all’indirizzo serko@badminton.news. Fatevi sotto!

firmato: Emilio Salgari, Torino
Sig.Emilio, grazie per la sua lettera. Quando guardo le stelle durante le notti d’estate non posso fare a meno di pensare che la luce che vedo è stata emessa migliaia di anni fa. Questo mi serve a sentirmi abbastanza piccolo da capire che non conto nulla ed è meglio farsi una risata piuttosto che farsi venire la gastrite. Se stessi combattendo per i diritti di qualcuno, oppure contro le ingiustizie del mondo… si, dovrei tirare fuori la tigre che è in me, ma per parlare di badminton, lei capirà, si può prendere tutto alla leggera senza cercare scontri o nemici. Proposte? Io sono solo la pars destruens della redazione, quello che critica, magari facendo fare due risate ai lettori. La parte construens –signor Emilio—la troverà nel resto della nostra rivista. Lo pseudonimo e le trovate letterarie? I giullari normalmente possono dire quello che pensano senza essere perseguiti per le loro idee, siccome non posso mettermi un cappello da giullare mentre scrivo – o meglio lo posso anche fare, ma non lo vedrebbe—sono costretto a utilizzare altri mezzi per autodefinirmi solo un buffone e poter dire cosa realmente penso. Ad esempio mi piacerebbe sapere cosa ha intenzione di fare la federazione, di diverso dal passato, per sviluppare il nostro sport. Cosa cambia rispetto al vecchio quadriennio? Se non sbaglio si è parlato di discontinuità. In cosa? Se vi sembra una domanda scomoda o irrispettosa, allora cosa dovrebbe chiedere una rivista alla federazione? Quanti cucchiaini di zucchero mettete nel caffè?
Sig Serko, secondo me il vostro sport non si diffonde in Italia perché si tratta solo di una sovrastruttura: non c’è una motivazione economica che costituisca le fondamenta dell’attività. Basare tutto su quell’autosfruttamento che è il volontariato non vi porterà da nessuna parte e sicuramente non alla rivoluzione del proletariato! Mi sembrate parecchio alienati lei e i suoi colleghi della redazione. In particolare lei. Manca una sana dialettica con i detentori del capitale. Non vi vogliono neppure parlare! E poi per dirla tutta, il vostro sport ha pure un nome da borghesucci inglesi! Per forza non riuscite a avere uno sviluppo storico!
firmato: Carlo Marx. Treviri
Sig Carlo. Sono d’accordo con lei, finché non c’è un volano economico (scusate il gioco di parole) non ci si può sviluppare. Il punto è che avremmo tanti motivi per crescere ed anche per avviare delle figure professionali al pari di altri sport (maestri di tennis?). Non so chi dovrebbe fare la prima mossa, ma sicuramente la federazione non può sperare che i delegati provinciali si attivino e facciano crescere il nostro movimento in cambio di due o trecento euro all’anno. Secondo me il fulcro dello sviluppo dovrebbero essere le società e costituire la vera spinta alla formazione di figure professionali. Ma un aiuto iniziale dai nostri vertici ci dovrebbe essere. Scusatemi. Mi sto spingendo troppo avanti per essere solo un buffone, per rientrare più propriamente nel mio ruolo, le dirò sig. Carlo che sono d’accordo con lei anche sul nome del nostro sport. Se dico ‘badminton’ a qualcuno lui probabilmente mi risponderà “Anche a te e a tua mamma!” Se invece dicessi “volano!” probabilmente mi direbbe “ok andiamo a giocare!” E’ una bella differenza. E’ uno dei pochi casi in cui l’utilizzo dell’inglese non fa diventare più ganzo quello di cui parliamo: ‘Lockdown’ è meno ingombrante di serrata. ‘Taskforce’ è più figo di gruppo di lavoro. Un ‘manager’ è più bravo di un gestore. Badminton no. Mi dispiace, ma a noi italiani ci ricorda solo signore inglesi che cercano di colpire dei volani… ma il vento glieli porta via. Se mi fanno girare i gabbasisi uno di questi giorni fondo la federazione italiana volano. O meglio ancora la federazione italiana giocatori attempati. Vedrai che successo che avrò!
Dovreste ripartire dalla scuola. Nella mia esperienza il movimento fisico ha un’importanza centrale nella formazione dei bambini. Il badminton può svolgere una funzione notevole a livello sociale e tanti bambini avendo la mente libera e ricettiva potrebbero apprezzare il vostro sport. Gli uomini si costruiscono da piccoli.
p.s. Per favore non li picchiate se sbagliano le impugnature delle racchette!
firmato: Maria Montessori
Sig.ra Maria credo che le sue convinzioni siano un vangelo per tutte le federazioni sportive. E lo sono a maggior ragione nel nostro caso, visto che l’entusiasmo che ho rilevato nei ragazzi e nei bambini scende al crescere dell’età. Se alle elementari non vedono l’ora che io arrivi con racchette e volani… quelli delle superiori mi guardano come se fossi un dinosauro redivivo che passa di lì per caso. La sua idea sull’importanza del movimento nei bambini purtroppo non è ancora diffusa nella scuola. I maestri non possono essere esperti di ogni materia umana e non possono avere anche le competenze di un laureato in scienze motorie. Speriamo che prima possibile sia disponibile una figura specialistica per fare educazione motoria ai nostri bambini.
Quello della ripartenza badminton dalle scuole è sicuramente un investimento per il futuro. Condizione necessaria ma purtroppo non sufficiente. Ai bambini a cui interesserà questo sport cosa verrà detto nella maggior parte dei comuni italiani? “Questo sport è divertente e formativo… ma non ci sono società e strutture dove praticarlo”. Quando una madre mi telefona chiedendomi dove possa giocare il figlio devo rispondere che non lo può fare: non abbiamo tecnici e palestre. Quando chiudo la telefonata sento lo stomaco che si chiude e istintivamente cerco un colpevole. Lo so che la colpa non è della federazione, mica possono costruire un impianto a tutti quelli che si mettono a piangere come me. In qualche modo però dovrò sfogarmi… allora scrivo un articolo per badminton.news e ci rido su da solo come uno scemo. Faccio una proposta: tra i tanti corsi che qualcuno dei dipendenti della federazione ha seguito on line (per via della pandemia?) ce ne sarà di sicuro uno di psicologia dello sport. Si potrebbe organizzare un corso di sostegno psicologico per gli appassionati di badminton che non riescono a giocare o organizzare niente per mancanza di palestre nella propria zona. Io mi iscrivo subito e magari smetto anche di scrivere sta roba!
La verità va cercata nei fatti e la verità è che da voi il badminton non lo conosce nessuno. Il concetto fondamentale è la linea di massa: badminton per le masse, tutto sulla base del badminton di massa, e dalla massa alle masse… di badminton. E poi certi dirigenti io li manderei nei campi a coltivare riso. Ripartite dall’agricoltura, solo così potrete avere il grande balzo in avanti del badminton italiano.
p.s. Tanto saremo sempre più bravi noi!
firmato: Mao Tse Tung, Pechino
Sig. Mao, immagino che lei con la metafora dell’agricoltura intenda che c’è bisogno di un ricambio generazionale. Forse ha ragione: è bello ogni tanto cambiare aria in casa e vale per tutti i ruoli, dirigenti delle società, delle regioni, delegati federali, consiglieri. Soprattutto è bello scoprire idee nuove che magari vengano da dei giovani che intendono dare un taglio alle vecchie realtà e ai vecchi metodi. Anche il sottoscritto non essendo più giovane sarebbe meglio mandarlo in pensione… non aspetto altro!
Il discorso sulle masse non sono sicuro di averlo capito bene. Se intende dire che ci sarebbe bisogno di rendere il nostro sport più diffuso sul territorio, per me ha perfettamente ragione. Non si può sperare che i professori trovino le giovani promesse nelle scuole e le mandino nelle società per essere formate. Perché le società sono poche e quindi mediamente distanti. Abbiamo intere regioni e moltissime province senza società. Questo mi pare il problema numero uno del nostro sport. Dovremmo avere come obiettivo quello della capillarità delle società e delle relative attività, non quello della numerica degli affilati che gonfia i numeri degli iscritti alla federazione, ma non delle attività sportive reali. Tanto per fare un esempio: conosco almeno quattro professori di ginnastica che sono molto interessati a fare corsi per i loro ragazzi, sono disposti a tesserarli in cambio di materiale, ma non hanno la più pallida intenzione di organizzare qualcosa che esca dalle loro scuole. Dobbiamo premiarli? Possiamo essere contenti? Se non ci sono società nei dintorni dove possano fare dei corsi pomeridiani con dei tecnici non stiamo sprecando tempo e risorse? Non pretendo di avere ragione né di avere le idee chiare. Forse però potremmo discuterne.