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   Kral   

 

La posta di Serko - 2 -



a cura di
Serko

A seguito delle molte lettere pervenute, prosegue su questo numero la rubrica ‘la posta di Serko’. Potete inviare le vostre domande e i vostri insulti al nostro redattore all’indirizzo serko@badminton.news. Fatevi sotto!


Dovreste ripartire dalla scuola. Nella mia esperienza il movimento fisico ha un’importanza centrale nella formazione dei bambini. Il badminton può svolgere una funzione notevole a livello sociale e tanti bambini avendo la mente libera e ricettiva potrebbero apprezzare il vostro sport. Gli uomini si costruiscono da piccoli. 
p.s. Per favore non li picchiate se sbagliano le impugnature delle racchette!
Maria Montessori

La risposta di Serko:
Sig.ra Maria credo che le sue convinzioni siano un vangelo per tutte le federazioni sportive. E lo sono a maggior ragione nel nostro caso, visto che l’entusiasmo che ho rilevato nei ragazzi e nei bambini scende al crescere dell’età. Se alle elementari non vedono l’ora che io arrivi con racchette e volani… quelli delle superiori mi guardano come se fossi un dinosauro redivivo che passa di lì per caso. La sua idea sull’importanza del movimento nei bambini purtroppo non è ancora diffusa nella scuola. I maestri non possono essere esperti di ogni materia umana e non possono avere anche le competenze di un laureato in scienze motorie. Speriamo che prima possibile sia disponibile una figura specialistica per fare educazione motoria ai nostri bambini. 
Quello della ripartenza badminton dalle scuole è sicuramente un investimento per il futuro. Condizione necessaria ma purtroppo non sufficiente. Ai bambini a cui interesserà questo sport cosa verrà detto nella maggior parte dei comuni italiani?  "Questo sport è divertente e formativo… ma non ci sono società e strutture dove praticarlo”. Quando una madre mi telefona chiedendomi dove possa giocare il figlio devo rispondere che non lo può fare: non abbiamo tecnici e palestre. Quando chiudo la telefonata sento lo stomaco che si chiude e istintivamente cerco un colpevole. Lo so che la colpa non è della federazione, mica possono costruire un impianto a tutti quelli che si mettono a piangere come me. In qualche modo però dovrò sfogarmi… allora scrivo un articolo per badminton.news e ci rido su da solo come uno scemo. Faccio una proposta: tra i tanti corsi che qualcuno dei dipendenti della federazione ha seguito on line (per via della pandemia?) ce ne sarà di sicuro uno di psicologia dello sport. Si potrebbe organizzare un corso di sostegno psicologico per gli appassionati di badminton che non riescono a giocare o organizzare niente per mancanza di palestre nella propria zona. Io mi iscrivo subito e magari smetto anche di scrivere sta roba!


La verità va cercata nei fatti e la verità è che da voi il badminton non lo conosce nessuno. Il concetto fondamentale è la linea di massa: badminton per le masse, tutto sulla base del badminton di massa, e dalla massa alle masse… di badminton. E poi certi dirigenti io li manderei nei campi a coltivare riso. Ripartite dall’agricoltura, solo così potrete avere il grande balzo in avanti del badminton italiano.
p.s. Tanto saremo sempre più bravi noi!
Mao Tse Tung, Pechino
 
La risposta di Serko:
Sig. Mao, immagino che lei con la metafora dell’agricoltura intenda che c’è bisogno di un ricambio generazionale. Forse ha ragione: è bello ogni tanto cambiare aria in casa e vale per tutti i ruoli, dirigenti delle società, delle regioni, delegati federali, consiglieri. Soprattutto è bello scoprire idee nuove che magari vengano da dei giovani che intendono dare un taglio alle vecchie realtà e ai vecchi metodi. Anche il sottoscritto non essendo più giovane sarebbe meglio mandarlo in pensione… non aspetto altro!
Il discorso sulle masse non sono sicuro di averlo capito bene. Se intende dire che ci sarebbe bisogno di rendere il nostro sport più diffuso sul territorio, per me ha perfettamente ragione. Non si può sperare che i professori trovino le giovani promesse nelle scuole e le mandino nelle società per essere formate. Perché le società sono poche e quindi mediamente distanti. Abbiamo intere regioni e moltissime province senza società. Questo mi pare il problema numero uno del nostro sport. Dovremmo avere come obiettivo quello della capillarità delle società e delle relative attività, non quello della numerica degli affilati che gonfia i numeri degli iscritti alla federazione, ma non delle attività sportive reali. Tanto per fare un esempio: conosco almeno quattro professori di ginnastica che sono molto interessati a fare corsi per i loro ragazzi, sono disposti a tesserarli in cambio di materiale, ma non hanno la più pallida intenzione di organizzare qualcosa che esca dalle loro scuole. Dobbiamo premiarli? Possiamo essere contenti? Se non ci sono società nei dintorni dove possano fare dei corsi pomeridiani con dei tecnici non stiamo sprecando tempo e risorse? Non pretendo di avere ragione né di avere le idee chiare. Forse però potremmo discuterne. 

 
 
 

 

 



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