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   Kral   

 

La prima finale - 2a puntata -



a cura di
Luca Novara

Seconda puntata

Giulio era allora un dodicenne molto vivace e gli insegnanti a scuola lo avevano etichettato come “un alunno dalle buone potenzialità ma con una spiccata tendenza a distrarsi e notevoli difficoltà di concentrazione”. Anche per questo motivo sua madre Rosa aveva optato per affiancargli un insegnante di sostegno che di pomeriggio lo aiutasse nel fare i compiti. Era così che aveva conosciuto Marc Anastasio, un trentenne nato nelle Filippine e trasferitosi in Italia ormai da più di dieci anni, con cui era nato un bel rapporto di amicizia con il trascorrere delle giornate.

Marc aveva il dono innato di riuscire a fargli comprendere le cose con estrema facilità anche grazie alla capacità di trasformare ogni materia di studio in qualcosa di interessante e persino di divertente.

Un bel giorno assolato di maggio lo aveva invitato a indossare maglietta e pantaloncini sportivi perché aveva in mente qualcosa per fargli superare l’agitazione che lo attanagliava immancabilmente ogni volta che si trovava di fronte a un compito in classe. Si erano recati al parco più vicino e, arrivati in un ampio prato, Marc aveva tirato fuori dal borsone una strana attrezzatura che lui non aveva mai visto prima di allora: una rete di piccola dimensione attaccata a due paletti di plastica, delle racchette dal manico stretto e l’oggetto più curioso, una sorta di pallina con delle piume, attaccate tutte intorno come a volerla proteggere. Accorgendosi del suo sguardo stupito, Marc era scoppiato nella sua tipica risata contagiosa.

“Non hai idea di cosa sia, vero? Oggi ti insegnerò a giocare allo sport più bello di sempre. Sono sicuro che te ne innamorerai subito.”

Dopo avergli affidato in custodia le racchette e la strana pallina che Marc aveva chiamato volano, con una buona dose di diffidenza Giulio lo osservava mentre il maestro si apprestava a sistemare il campo, delineando le righe con un nastro colorato che aveva portato con sé.

“Perfetto, ora possiamo anche cominciare. Tieni una racchetta e posizionati da quella parte del campo.”

“Ma non mi insegni niente prima? Che cosa devo fare, scusa?”

“Per ora no. Prova solo a colpire il volano al volo quando lo tirerò verso di te. Devi solo fare questo. Tieni la racchetta in alto e cerca di non agitarti quando arriva. Prendi il giusto tempo per colpirlo. Capito, Giulio?”

Nonostante non fosse così convinto di aver compreso, Giulio si apprestò a fare, da buon allievo, ciò che il suo maestro e amico si aspettava da lui. Marc effettuò con la racchetta un lancio del volano dal basso verso l’alto facendolo quasi sparire in direzione del cielo. Giulio rimase ad osservarlo percorrere lo spazio nella sua direzione come una stella cometa e avvicinarsi poi con velocità decrescente. Impugnò forte la racchetta per non perdere la presa e la mosse in avanti nel momento in cui la stella si trovava poco sopra la sua testa.
Non ci avrebbe mai scommesso un soldo, ma riuscì a colpirla e rimandò la pallina dotata di piume dall’altra parte del campo dove un divertito Marc simulò un applauso.

”Ben fatto, Giulio. Come vedi l’istinto non ti ha tradito e hai trovato il tempo per rimandare il volano. Ora proviamo a fare più di un singolo colpo però.”

Da quel momento in avanti avevano iniziato a scambiare e Giulio ci aveva messo tutta la concentrazione possibile per riuscire a prendere i colpi sempre più precisi di Marc. Molte volte non faceva in tempo ad arrivarci o colpiva male e c’erano state volte in cui aveva proprio mancato il volano, ma quando terminarono il loro esercizio Giulio si sentiva elettrizzato e entusiasta come non si sentiva da tempo.

“Non credo di essere molto bravo, però mi sono divertito un sacco. Avevi ragione quando dicevi che ci si può innamorare di questo sport, Marc.”

“Ero certo che ti sarebbe piaciuto. Questa volta volevo solo che imparassi a concentrarti e che tenessi lontana l’agitazione. Ti sarai accorto che un’eccessiva frenesia non ti aiutava a colpire il volano. Potrei insegnarti ancora tante cose sul badminton se vorrai. Prima però dovrai prendere dei buoni voti, se no mi sa che tua madre non ti lascerà più venire con me. Oggi è stata dura convincerla, lo sai? Mi guardava così male.”

Scoppiarono a ridere insieme e, mentre Giulio asciugava il sudore dal viso con un asciugamano, si pregustava già il momento in cui avrebbe potuto cimentarsi di nuovo con racchetta e volani.  

continua ...

 
 
 

 

 



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