C’era davvero tanta gente, più di quanto si sarebbe mai aspettato. Era sicuro che tra il pubblico avevano preso posto anche sua madre e Marc, che non aveva mai mancato a nessuno degli incontri precedenti.
Giulio alzò lo sguardo per cercarli ma dovette desistere subito perché si accorse che sia l’arbitro che Gasser erano già in campo e lo stavano aspettando con aria decisamene infastidita. Si affrettò a colmare la distanza che lo separava dal campo centrale, dove si sarebbe disputata la finale, e quando fu vicino ai due si lanciò in uno dei suoi sorrisi più smaglianti per distendere l’atmosfera.
“Scusate il ritardo. Mi sono attardato nello spogliatoio senza rendermene conto.”
Il suo tentativo di stemperare la tensione non sembrò essere accolto da entrambi con grande simpatia. L’arbitro lo fissava con una certa accondiscendenza, mentre Peter sembrava essere concentrato a osservare le corde della sua racchetta e non alzò neppure lo sguardo su di lui.
Giulio deglutì con forza.
“La prossima volta cerchi di stare più attento, Semprini. Iniziamo con il sorteggio. Gasser, testa o croce?”
Il bolzanino indicò il ciondolo a forma di croce che portava al collo e quando l’arbitro lanciò la moneta e uscì testa, mi guardò con aria interrogativa.
“Semprini?”
“Cosa? Sì, sono io. Perché?”
“Sceglie di servire o il campo?”, l’arbitro sembrava iniziare a perdere la pazienza.
“Ah si. Mi scusi. Inizierei a servire allora. Mi perdoni ma è la mia prima finale e non sono abituato alle procedure.”
Giulio non riuscì a non notare come PeteGasser avesse roteato vistosamente gli occhi verso l’alto. Sembrava essere scocciato di avere un avversario così poco esperto e Giulio si sentì avvampare dalla vergogna.
“Potete iniziare i tre minuti di riscaldamento.”
Gasser prese un volano e si diresse saltellando dalla sua parte del campo. Portava una fascia tra i capelli che impediva a un lungo ciuffo impertinente di cadergli sugli occhi, per il resto il suo abbigliamento era impeccabile come al solito.
Non appena iniziarono i primi scambi Giulio si accorse che il braccio gli tremava per la tensione e i suoi colpi risultavano spesso corti o poco precisi. Gasser sembrava averlo notato e spingeva sempre di più il volano per metterlo subito in difficoltà, era chiaro che la sua intenzione era di fargli capire fin dall’inizio che sarebbe stato lui a comandare il gioco e che non aveva la minima intenzione di farsi commuovere dall’inesperienza dell’avversario.
I tre minuti si conclusero con un drop di Giulio che terminò in rete.
Le prime sensazioni erano molto negative e il timore che quella partita si sarebbe conclusa con una netta débacle a suo sfavore iniziarono a mettere Giulio in grande agitazione. Non poteva permettersi una figuraccia o non avrebbe più potuto giocare ancora. Molto tempo addietro aveva fatto una promessa a una persona cara e aveva l’intenzione di mantenerla a ogni costo.
continua