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   Kral   

 

La prima finale - 5a puntata -



a cura di
Luca Novara

Durante i primi punti Giulio aveva cercato di rimanere più calmo possibile ma si era subito reso conto che, fin dal servizio, era sempre stato il suo avversario a condurre il gioco. Nonostante lui si sforzasse di arrivare su ogni volano e di controbattere ogni colpo, Gasser lo faceva muovere per il campo a proprio piacimento e non sembrava mai essere in affanno o in difficoltà su nessuna sua giocata. Era davvero frustrante per Giulio. Il pubblico sembrava assistere in silenzio a un massacro annunciato. Quando si arrivò al primo intervallo il punteggio diceva 11 a 2 per il bolzanino e gli unici due punti Giulio li aveva ottenuti con uno smash steccato e un drop lungo linea di Gasser finito fuori per un nonnulla. Anche su quello Giulio non sarebbe mai arrivato.
Era come se l’avversario conoscesse ogni suo punto debole e mettesse in atto un piano studiato e riprovato per rosolarlo lentamente al fuoco della sconfitta. Aveva la capacità di cambiare il ritmo degli scambi a proprio piacimento e sembrava non esserci nulla che Giulio potesse fare per invertire la rotta di un incontro segnato in partenza. 
Si girò per incrociare lo sguardo di Marc sugli spalti e invocare il suo aiuto. Purtroppo non avendo la qualifica ufficiale di allenatore l’amico non poteva stare con lui in campo e Giulio si trovava a dover gestire l’incontro contando solo sulle proprie capacità. Ed erano evidentemente non all’altezza di quelle di Gasser. Mentre lui scuoteva la testa, senza sapere che pesci prendere, l’avversario si passava sul viso l’asciugamano con lo sguardo fermo e concentrato sull’obiettivo. Erano gesti automatici perché Giulio sapeva che l’altro non aveva versato per il momento neanche una goccia di sudore. Probabilmente Gasser si stava chiedendo se fosse il caso di sfoderare tutto il suo repertorio di colpi con uno sfidante tanto modesto e inoffensivo.
Quando l’arbitro li richiamò in campo Giulio decise che era necessario per prima cosa rilassarsi. Era troppo teso e il suo gioco ne risentiva. Forse non era all’altezza di un giocatore come Gasser ma se era arrivato fin lì non era stato per caso o per un colpo di fortuna, e molti degli avversari che aveva affrontato nel torneo si erano complimentati con lui per l’inaspettata tecnica di cui aveva dato esempio e per la grande determinazione dimostrata in campo. Era ora di farlo capire anche a Peter.
Il primo scambio che fecero fu interminabile. Alternarono clear profondi e lenti a improvvise accelerazioni fatte di attacchi e difese. Il punto se lo aggiudicò ancora una volta l’altoatesino con un bel net cross sulla riga ma, anche se tra loro il distacco nel punteggio era abissale, per la prima volta a Giulio parve di essere in grado di rientrare in partita e di potersela giocare per davvero.
Durante le schermaglie successive Giulio si accorse che man mano che lui prendeva confidenza con il proprio gioco, Gasser sembrava più preoccupato e iniziava a fare qualche errore di misura non consueto. Quando l’avversario indirizzò un drop incrociato di rovescio più alto del nastro di una buona spanna, Giulio si avventò a rete in anticipo e con un kill riuscì a chiudere il punto. Aveva seguito l’istinto e non l’aveva tradito. Qualche timido applauso dagli spalti si fece sentire e ancora di più fece sua madre con un inconfondibile urletto di gioia.
Era presto per illudersi ma la convinzione cresceva e negli scambi successivi entrambi gli atleti diedero vita alternativamente a giocate degne di nota. Il set si concluse a favore di Gasser per 21 a 10 ma nella seconda parte i due contendenti si erano equivalsi e quando si scambiarono di campo Peter lo guardò in maniera diversa. Era come se finalmente lo rispettasse e lo inquadrasse come avversario pericoloso. 
Entrambi avevano la consapevolezza che Giulio non aveva nessuna intenzione di arrendersi e avrebbe dato tutto se stesso sul campo nel secondo set.

--- continua

 
 
 

 

 



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