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   Kral   

 

La prima finale - ultima parte



a cura di
Luca Novara


Seduto nell'angolo dello spogliatoio in cui tutto era cominciato, Giulio stava ripercorrendo con il pensiero ciò che era accaduto nell’ultimo e decisivo set della sua prima finale ad un torneo nazionale.
Adesso che la partita era conclusa ed era riuscito ad assorbire almeno in parte le incredibili emozioni provate, si ritrovava senza più forze fisiche e mentali dopo che l'adrenalina che l’aveva accompagnato fino all'ultimo scambio, aveva deciso di trasferirsi verso un atleta più bisognoso, in qualche punto imprecisato del globo terrestre.
Giulio si rivide in campo mentre lottava strenuamente per recuperare il punteggio che lo vedeva in svantaggio nel terzo parziale, dopo che Peter Gasser aveva sfoderato tutto il suo repertorio infinito di colpi. Quando avevano cambiato campo per l'ultima volta l’avversario conduceva per undici punti a otto, ma il divario che li separava era stato dimezzato e questo lasciava presagire che i giochi non erano ancora conclusi.
E così in effetti fu, perché Giulio arrivò al pareggio al diciassettesimo punto con l'inerzia che volgeva nuovamente a suo favore.
Poi quegli ultimi punti continuavano a balenargli davanti agli occhi, immagini indelebili di un passato prossimo che non avrebbe dimenticato facilmente. Quelle gambe che prima lo avevano sorretto e aiutato ad andare ben al di là dell'immaginabile e dell'ipotizzabile, all'improvviso lo avevano tradito. Le batterie che regolavano il suo organismo si erano scaricate e a lui non era restato altro che alzare bandiera bianca. A Peter Gasser, incredulo su ciò che stava accadendo, non era rimasto che fare il suo senza commettere errori gratuiti per condurre la partita in porto e festeggiare l’ennesimo titolo.
Quando l'ultimo volano era caduto in terra, Giulio lo aveva accompagnato accasciandosi sul campo e lì era rimasto fino a che si era sentito sollevare in alto senza comprenderne la ragione. Era Peter che lo stava aiutando a tornare in piedi e, dopo avergli regalato un gesto di ammirazione e rispetto con il pollice alzato, iniziò a battere le mani, invitando gli spettatori a fare lo stesso. Si alzarono tutti in piedi.
Quel suono meraviglioso della gente che lo applaudiva gli sarebbe rimbombato per sempre nella testa perché fu allora che comprese la profonda e innegabile verità che lui quel giorno non aveva perso per davvero, che quella non sarebbe mai stata considerata da nessuno dei presenti una sconfitta. E soprattutto non avrebbe potuto farlo lui stesso. La sua vittoria era stato dimostrare che con la costanza e la caparbietà si poteva andare al di là di ogni limite imposto e ciò contava più di tutto il resto.
C’era Marc, c’era sua madre, c’erano altri amici, avversari e conoscenti del mondo del badminton e tutti esprimevano la loro soddisfazione per aver assistito a una sfida incredibile, che all'inizio nessuno credeva possibile. Anche Arpit in India sarebbe stato fiero di lui.
Ora, in quell’angolo dello spogliatoio, Giulio poteva finalmente sorridere. La sua avventura era appena iniziata.

 
 
 

 

 



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