X
 

Questo sito utilizza cookie tecnici per fornire una migliore esperienza all'utente
Non usiamo cookies per salvare preferenze, eseguire statistiche oppure per questioni di marketing.
Continuando ad utilizzare questo sito si acconsente all'utilizzo dei cookie.
- per ulteriori informazioni sui cookie e sulla privacy cliccare qui -


   Kral   

 

La ripresa - parte 2



a cura di
Roberto Lucio Scarabello

Voler cogliere il momento del Badminton a fine aprile è come fare una polaroid, per i più giovani ricorderò che il piacere della visione istantanea, novità assoluta degli anni 70, aveva il contraltare di veder sbiadire nel corso del tempo le immagini.
 
L’indagine che ho svolto, grazie alla collaborazione di diversi dirigenti di società sparse in tutta Italia, spero che si dissolva tra poco tempo rendendola inutile ma attualmente mi è servita per conoscere le problematiche delle società dall’Alto Adige al profondo sud in tempo di covid-19.
 
La fortuna del nostro sport, che è brutto dirlo, è povero!
 
Sono pochi i professionisti del badminton italiano al di fuori dell’ombrello federale, forse bastano le dita di una mano per contarli, e dipendendo da società strutturate stanno attraversando questo periodo in relativa tranquillità mentre i “semidilettanti” confidando nel contributo del CONI non dovrebbero soffrire molto.
 
Il discorso impianti è stato superato grazie al fatto che non avendo strutture di proprietà, grande handicap del nostro movimento (verrà mai colmato?), non esistono costi di gestione fissi. Non per niente gli sport che da più tempo spingevano per la riapertura erano il golf e il tennis, non solo per il fatto che si possono praticare all’aria aperta ma anche perchè le società proprietarie dei circoli in questo momento vedevano solo le spese (dipendenti, bollette servizi e manutenzione) a fronte di zero incassi.
 
I nostri club invece hanno autosospeso gli affitti, o hanno avuto la comunicazione della cancellazione dagli enti locatari e i più fortunati sfruttano da sempre gli impianti gratuitamente.
 
Le criticità escono invece quando si parla del futuro prossimo, nessuno di noi ha esperienze precedenti e alla domanda su chi dovrà formulare le nuove norme di comportamento nei siti d’allenamento le risposte divergono in più direzioni:
 
A) non si sa B) le società C) i proprietari
 
Saranno necessari termolaser, igienizzanti per le mani così come le vaschette per le scarpe, l’uso personale del proprio volano così come per tappetini, elastici e altri attrezzi?  A ogni cambio turno bisognerà lavare la palestra con prodotti a base alcool o cloro?
 
Della serie “staremo a vedere”
 
Idem come sopra quando si parla dei futuri tornei (fermo restando l’obbligo del “porte chiuse”) c’è chi prospetta il ritorno in autunno oppure un’estrema difficoltà ad organizzarli se non addirittura l’impossibilità se non viene trovato un vaccino.
 
Più fiducia però appare quando si intavola la discussione sugli allenamenti. Si passa da giugno, logicamente proposta da i club la cui zona non ha risentito della pandemia, a settembre per i più cauti ma appare anche una previsione di “mai in questa condizione” prevedendo l’obbligo di norme di prevenzione severe e inattuabili per i più.
 
Ripeto che tutte queste risposte sono legate al momento specifico, mentre l’indagine si è svolta nell’arco di due settimane che con l’evoluzione dei dati attuale lascia spazio ad enormi difformità, nonché l’ipotesi di effettuare doppi turni nelle scuole che ridurrebbe notevolmente il tempo a disposizione delle società sportive creando problematiche difficilmente risolvibili in plessi iper sfruttati.
 
A farne le spese maggiori da questa situazione è stata la disciplina del doppio che la maggior parte degli intervistati ritiene impossibile da disputarsi per gli evidenti problemi di mantenimento del distanziamento sociale.
 
Gli esperti federali, a cui il CONI ha passato il cerino acceso, troveranno soluzioni praticabili?
 
Difficile dirlo anche perché la mia considerazione è che dopo aver dato delle linee generali la FIBa, a sua volta, imporrà alle singole società di stilare un proprio regolamento e fin qui andrebbe bene, la mia speranza è che le stesse però non vengano ritenute colpevoli a livello penale e finanziario in caso di contagi accertati, in tal caso questo segnerebbe la fine per molte società.
 
Staremo a vedere.
 
Il futuro prevedibile sarà la convivenza forzata con il virus che comporterà l’aumento dei contagi ma la ripresa di tutte le attività lavorative, sportive, ludiche come prima, con gli accorgimenti predisposti che ridurranno i rischi ma non li elimineranno, in attesa che, come le polaroid, questo corona perda i suoi contorni di pericolosità per diventare un triste ricordo.


 
Hanno gentilmente collaborato a questa indagine:
Federico Bianchi Liguria, Domenico Cocimano Sicilia, Antonio De Pasquale Piemonte, Carmine Iacovella Molise, Massimo Merigo Lombardia, Claudia Nista Alto Adige, Agostino Remotti Piemonte, Marco Sotgiu Sardegna

 

 

 



Testata giornalistica iscritta presso il registro della stampa del
Tribunale di Milano n. 48/2020 del 03 giugno 2020 R.G. 4631/2020

Gioko Sportsteam ASD Editore
Via Marconi 2
28040 Paruzzaro (NO)
partita iva 04132570963