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   Kral   

 

La strada della vita non è uguale per tutti



a cura di
Paolo Laguardia

Ci sono mondi paralleli che scorrono lungo la strada principale delle nostre vite, strade che alcuni prendono come mettono piede sulla terra, altri deviano lungo il naturale percorso della vita.
 
Strade segnate dal destino non certo prese volutamente.

Disabilità, Sport… CIP, Special Olympics… Badminton e para Badminton!
La disabilità sia essa intellettiva/cognitiva sia essa fisica è una di queste strade, una strada più difficile da percorrere dove si ha bisogno di una forte spalla su cui poggiarsi per riuscire a fare i propri passi, altrimenti si rischia di uscire fuori strada con gravi conseguenze.Come aiutarli? Con il cuore e la passione! Genitori amici anche noi Tecnici possiamo aiutarli a percorrere questa strada irta di ostacoli. Basta metterci amore. L’amore è la medicina di tutti i mali, potrà non guarirti, ma sicuramente aiuta. Aiuta a superare agli ostacoli nel percorso di una vita “diversa”, aiuta noi a diventare persone migliori.


Nel 2001 l’Organizzazione MOndiale della Sanità (OMS) ha proceduto alla classificazione ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health), definendo con il termine handicap la “restrizione della partecipazione sociale” e con il termine disabilità le “difficoltà a livello personale e sociale”

Molti utilizzano il termine Handicap e Disabilità quasi come sinonimi ma ci sono sostanziali differenze. Si è cercato di usare un termine unico “diversamente abili” ma la cosa ha attecchito poco, in campo scientifico NON viene usato in quanto diagnosi, cure, riabilitazioni sono completamente diverse per le due categorie mentre in ambito scolastico è molto usato, pressoché generalizzato come disabilità visiva, disabilità uditiva, disabilità sensoriale e altri… cercando di andare oltre le effettive disabilità e di valorizzare le abilità nascoste.


Noi useremo il termine “diversamente abile”, per nostra scelta, in quanto ci sembra più consono alla qualificazione di un essere umano. Ricordiamo la diversità non è nei nostri occhi ma nella nostra mente ci saranno i diversamente abili voluti dalla natura o dal fato ma “diversamente intelligenti” lo diventiamo per nostro volere.
Ora invece, vediamo come lo sport viene o può venire incontro a queste diversità.         
lo sport è una straordinaria leva per un idoneo recupero fisico e psicologico dei disabili ed elemento di stimolo per il loro reinserimento sociale

Lo sport, a livello mondiale, si è dovuto dividere in due concetti in due scuole di pensiero.
Una culmina nelle Para Olimpiadi l’altra nei World Games di Special Olympics. La differenza è piuttosto netta, perché sono diverse le premesse e la filosofia di fondo. Lo scopo principale è quello di creare opportunità sportive per tutte le persone con disabilità con un'opportuna opera di promozione e diffusione, e di permettere ai più bravi di concorrere in gare agonistiche per contendersi la vittoria.
Da qui la suddivisione! Alle Para Olimpiadi partecipano i migliori atleti disabili del mondo con carattere strettamente competitivo ed agonistico. Ai Word games degli Special Olympics l'aspetto agonistico non è al centro, invece si dà peso a quello relazionale e sociale. Si vedono coinvolti solo atleti con disabilità intellettiva, che vengono suddivisi in gruppi a seconda del loro grado di abilità sportiva: in pratica ogni atleta viene precedentemente valutato e poi viene fatto gareggiare solo con altri atleti che hanno prestazioni molto simili alle sue, indipendentemente dalla disabilità. 

Questo fa sì che tutti abbiano la possibilità di ben figurare: il che, evidentemente, è anche un incentivo a migliorarsi costantemente. Per fare questo ci vuole gente che lavorino con passione e amore non è certo facile aiutare chi nella sua diversità non si sente diverso dagli altri. 



Salvatore Marletta, Coordinatore Tecnico Nazionale Badminton Special Olympics

Special Olympics è un programma internazionale di allenamenti e competizioni atletiche per persone con disabilità intellettiva. Le attività sportive, praticate insieme a chi possiede pari abilità, consentono a queste persone di migliorare la qualità della propria vita, ponendole in condizione di raggiungere il massimo dell'autonomia possibile.

Lo sport, quindi, diventa un efficace strumento di riconoscimento sociale e gratificazione, offrendo continue opportunità di dimostrare coraggio e capacità. Special Olympics offre agli Atleti la possibilità di valorizzare le loro diverse abilità e di spenderle produttivamente nella società, che avvicinandosi a loro in situazioni gioiose e momenti di festa, matura una maggiore disponibilità verso questo tipo di disabilità.
 
E’ un messaggio di speranza rivolto a milioni di persone, ai loro familiari e a tutta la comunità.
 
La fondatrice di Special Olympics è Eunice Kennedy, che nel 1968 diede il via ufficiale al movimento con i Primi Giochi Internazionali di Chicago, Illinois. Oggi Special Olympics è riconosciuto dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale) e i suoi programmi sono adottati in più di 180 Paesi.
Tra le tante discipline adottate, annoveriamo il Badminton, riconosciuto dalla Federazione Mondiale BWF e BE.
 
Ho conosciuto questo splendido movimento durante la mia attività di promotore Nazionale del Badminton, e quando mi proposero di collaborare, ne fui entusiasta.
Il passaggio da formatore atleti normo ad atleti Special ha arricchito notevolmente il mio bagaglio sportivo. Si potrebbe pensare che gli atleti Special siano meno motivati e rendano meno, tuttavia ho partecipato in prima persona alla formazione di atleti pieni di grinta, voglia di fare ed entusiasmo; che cercano continuamente di superare i propri limiti e sono ogni giorno più autonomi, molto lontani, quindi, da quell’immagine che comunemente si ha dei disabili.
 
Nel badminton, per esempio, i ragazzi che presentano ingenti difficoltà motorie iniziano con l’imparare le singole abilità (le cosiddette skill) che li porteranno poi ad essere in grado di eseguire un movimento completo del gioco; mentre i ragazzi con meno difficoltà cominceranno da subito ad imparare i movimenti completi.
Tutti questi allenamenti sono tesi al raggiungimento di un autonomia motoria, che permetterà agli atleti di competere e sfidarsi, ma anche di collaborare in un doppio (doppio unificato), con avversari normodotati e non.”


Enrico Galeani, Allenatore Nazionale di para Badminton

“La prima cosa che posso dire è che lo sport aiuta in ogni campo e in ogni situazione.
Sono entrato nel mondo del ParaBadminton un po' per caso, in un corso di "Vola con Noi" dove ho conosciuto Roberto Punzo e devo dire che le difficoltà non sono state poche, ma grazie alla Federazione, ho avuto sempre tutto l'appoggio per ogni scelta e progetto che avevo in mente. Questo mondo del para, mi ha permesso di maturare e crescere come uomo, come allenatore, ma soprattutto mi ha insegnato che la vita ha sempre un lato positivo.
Gli atleti che alleno hanno una forza interiore e una capacità di adattamento superiore, ma anche loro hanno dei momenti di difficoltà. Non è facile qui trovare un punto di incontro, questi atleti trovano la forza di andare avanti, in primis in loro stessi, quello che però ho improntato io fin dal primo incontro, è stato quello di creare un rapporto di fiducia. La fiducia va guadagnata con il tempo, e va condotta a parer mio, da una comunicazione schietta e sincera, questo mi ha permesso di dargli quella carica in più nei momenti delicati che ci possono essere nei tornei, ma anche in palestra.
Lo sport come dicevo aiuta a capire se stessi, a conoscersi nel nuovo corpo, a capire i propri limiti e solo nello sport l’atleta riesce a porsi degli obiettivi e superarli. Vi dico questo perché ogni giorno, la vita, li mette a dura prova anche in piccole cose come le barriere architettoniche, il parcheggio "rubato", gli occhi della gente e tutte una serie di situazioni che possono rendere la giornata pesante. Qui entra in gioco lui, ovvero lo sport, fatto di regole ben precise, categoria per ogni disabilità (nel ParaBadminton abbiamo 6 categorie) un arbitro e finalmente un avversario che può essere se stessi o uno in carne e ossa proprio di fronte a noi. Solo sul campo da gioco l'atleta disabile può sentirsi libero, perché solo su un campo da gioco può mettere in atto tutte le proprie capacità e spingersi oltre i proprio limiti.”


Voglio proporvi la storia, il pensiero, la riflessione di chi vive in prima persona queste problematiche queste difficoltà ogni giorno ogni ora della propria vita.
Piero Rosario Suma, para atleta Nazionale Campione Italiano WH2 SM 2018

Tenente dei Carabinieri iscritto al Ruolo d’Onore appartenete al Gruppo Sportivo Paralimpico Difesa.
“Oggi è facile parlare di tutto ciò che riguarda la disabilità e quant’altro, infatti ora posso dire di essere una persona realizzata, sia sotto l’aspetto professionale e lavorativo che sotto l’aspetto sociale e sportivo!
 
Abbiamo fatto e dato tanto in quest’ultimo periodo.
Ma tutto questo, comunque, è frutto di tanto dolore, sudore e sofferenza fisica e morale che si è protratta in tutti questi anni.
Dal quel 22 maggio di oramai tanti anni fa, vedersi di botto a quasi 22 anni cambiare il corso della tua vita spensierata, fino a quel momento, non è cosa facile da accettare e da buttare giù, soprattutto quando l’incoscienza e la virtù della gioventù ti fa sentire forte e quasi invincibile davanti a tutte le avversità altrui.
Ecco... avversità altrui, ma poi quando il Fato vuole che le cose cambino è lì la vera e grande difficoltà da affrontare.
Ovviamente, accade l’inimmaginabile, un terribile sinistro stradale occorso quel fatidico giorno pone un cambiamento drastico alla vita trascorsa sino ad allora.
Inutile parlare dei terribili momenti subito dopo e dell’immediata corsa in Ospedale per essere sottoposto ad un lunghissimo intervento chirurgico e poi, dopo lunghi ed interminabili giorni di incertezza per la vita, la lunga trafila riabilitativa, fino al rientro a casa dopo 13 lunghi mesi.
Ecco questo non è facile da digerire e mandare giù da soli, direi impossibile, se non si è supportati da un grande amore e coraggio di chi ti sta vicino ed intorno... in primis Mia MADRE e poi mia sorella, la mia attuale moglie e man mano molti dei parenti più stretti che mi hanno spronato ed aiutato!
Ci sono stati chiaramente momenti psicologicamente impossibili anche da raccontare e difficili da poter spiegare, ma alla fine con il tempo e con la determinazione e volontà di affrontare al meglio la vita si DEVONO gioco forza superare e necessariamente andare avanti.
La logica e costruttiva conclusione alla fine sta nel fatto che bisogna cercare, anche e soprattutto con l’aiuto delle persone più care, di non abbattersi definitivamente e trovare in se stesso la volontà e la forza di andare sempre e comunque avanti e di Non Mollare Mai.”


Non poteva mancare il pensiero di una mamma quelle che io chiamo “mamma coraggio” con figlio “diversamente abile” che si è approcciato da poco al nostro mondo sportivo
Salve sono V.C. la mamma di un ragazzo, ora diciottenne, con disabilità cognitiva medio-lieve, vi racconto le mie vicissitudini di genitore con figlio disabile
“Mio figlio si è trovato ad affrontare il mondo del diverso piccolissimo! A 18 mesi abbiamo notato che ancora non riusciva a stare in piedi, non parlava, non camminava. Sono iniziate le visite specialistiche. Ricoveri continui in neuropsichiatria infantile, una triste realtà che strazia il cuore! Allo stesso tempo ti dà la forza per lottare contro tutto e tutti pur di aiutarlo, fare il possibile per renderlo autonomo, il piccolo si è trovato ad affrontare svariate terapie più volte a settimana.
Ho vissuto con lui ogni momento bello o difficile che sia.
Logopedia, psicomotricità, terapie educative fino al suo 18° anno di età.
Non è mai riuscito ad andare in bici, scrive ma non riesce a leggere, parla ma volte non si riesce a comprendere le sue idee perché non chiare per fortuna durante le sue giornate ha qualche amico che gli tiene compagnia e a volte esce con le zie sue coetanee.
Ha raggiunto la sua autonomia personale ama molto il collage, le moto e le auto, ma ha ancora difficoltà con lo sport. Per la sua disabilità non ci sono centri adeguati perché deve esserci uno a sostegno a seguirlo. Ha provato vari sport, il Calcio ma non erano in grado di seguirlo una sua piccola sconfitta. Il Basket ma era lasciato lì tutto solo in un angolino mentre i suoi coetanei si allenavano insieme a parte “non è in grado di seguire possiamo tenerlo solo così” un colpo al cuore per me un’altra piccola sconfitta per lui.
Poi la svolta il mio secondogenito a scuola è venuto a contatto con il Badminton grazie alla promozione sportiva ed un Mister che fa dello sport la sua passione così decisi di portare il piccolo al corso pomeridiano e ho avuto la possibilità di conoscere questo Mister ed assistere ai suoi allenamenti avevo con me mio figlio disabile e timidamente chiesi “Mister darebbe fastidio se provasse anche mio figlio più grande?” e lo indicai neanche il tempo di rispondere il ragazzo era già in mezzo agli altri con una racchetta ed un volano in mano a divertirsi, a modo suo, sotto la spinta euforica e passionale del Mister. Trattandolo non come un “diverso” e dedicandogli le attenzioni necessarie per fargli apprendere le tecniche divertendosi.
Come mamma di un ragazzo “diversamente abile” posso dire che non c’è molto per integrare questi nostri figli anche a livello sportivo.
Alla fine basta poco! Un po’ di fortuna nel trovare la persona giusta con un cuore grande che dispensa amore per gli altri e crede in ciò che fa mettendoci passione.

Io ho avuto questa fortuna col Badminton e ringrazio dal profondo del cuore il Mister che ci segue per la sua dedizione naturale verso tutti, anche verso i nostri figli “speciali” per lui.”

**** Dopo aver ascoltate queste testimonianze possiamo confermare le parole di Charlene Wittstock  LO SPORT OFFRE UNA DIFFERENTE PROSPETTIVA SULLA VITA INSEGNA AD AFFRONTARE LE DELUSIONI E STIMOLA LE ENERGIE PER CONQUISTARE OBIETTIVI PIU’ COSTRUTTIVI.****
(Charlène Lynette Grimaldi, nata Wittstock, nota anche come Charlène di Monaco, è la principessa consorte del Principato di Monaco, in quanto moglie del principe Alberto II di Monaco, oltre che ex nuotatrice e modella. Dalla sua ascesa al titolo di principessa col matrimonio, Charlène di Monaco si è dedicata attivamente alle cause umanitarie ed in particolare all'educazione dei bambini allo sport. Ha il ruolo di ambasciatore del movimento nel Mondo, incaricata nello specifico della promozione al rispetto ed all'inclusione nello sport per le persone con disabilità intellettive)

Chiudiamo il nostro articolo confidando nella grande forza di volontà di un grande del mondo dei “diversamente abili” ora messo nuovamente alla prova…

La vita è come il caffè: puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi addolcire devi girare il cucchiaino. A stare fermi non succede niente. 

Alex Zanardi

FORZA  ALEX!

 

 

 



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