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   Kral   

 

Missione impossibile? intervista a Calpurnio Zazzini



a cura di
Serko

 

“Comincia da dove sei, usa quello che haifai quello che puoi

 

Per la serie ‘missioni impossibili’ sono riuscito a intervistare un vero appassionato di sport. E’ stato difficile riuscire a contattarlo, ma soprattutto è la sua missione ad essere oggettivamente complicata ed ambiziosa.

  Lo sport che ama è il lancio del cono gelato indoor, assolutamente da non confondersi con la versione outdoor praticata da bambini discoli e da genitori imbufaliti dopo l’ennesima bizza dei loro pargoli. No. Qui parliamo di una vera disciplina caratterizzata da impianti dedicati con temperatura controllata e pavimenti studiati apposta per il lancio e il controllo dell’impatto. Il personaggio intervistato è Calpurnio Zazzini. Lo conosco da un po’ e come constaterete dall’intervista possiamo tranquillamente definirlo ‘una forza della natura’.

Ciao Calpurnio. Iniziamo dal principio: cosa ci fai nella foresta pluviale del Mido Nanbillo?

Promuovo il lancio del cono! Una disciplina complessa e affascinante. Non lo sapevi?

Me l’avevano detto, solo che stentavo a crederlo. Immagino le difficoltà…

Sì, ma come per come tutte le cose, se hai un progetto e una passione nessuno ti può fermare.

Neanche le cascate e la nebbia pluviale? Intendo: ci saranno delle difficoltà oggettive lì dove ti trovi. Ma con la mia domanda iniziale intendevo: perché ti trovi proprio lì con tutti i problemi che ci saranno.

Mi sento un missionario. Sono in missione per conto della federazione lancio del cono.

Ma qualcuno conosceva il tuo gioco in Ecuador un anno prima che arrivassi tu?

No. Assolutamente nessuno.

Ti confesso che sono dovuto andare a vedere su una mappa dove si trovava Mido Nambillo. E come ti stai muovendo?

Ho un progetto: devo formare dei tecnici e costruire spazi adatti. L’uomo è arrivato sulla Luna. Io riuscirò a far appassionare le popolazioni locali al gioco più bello del mondo. E’ solo questione di tempo. Devo far costruire un palazzetto, un Pala cono con la temperatura stabile a quattro gradi e poi formare gli allenatori. Li invierò nelle scuole a mostrare la nostra disciplina e da lì avremo tutto sotto controllo. Chi pratica il nostro sport se ne innamora e non riesce a darsi pace finché non trova una società dove giocare. Ah già… devo anche far costruire quattro o cinque altri palazzetti in giro per la foresta pluviale per farli praticare. Non sai le rogne burocratiche…

Me lo immagino. Ho saputo che sei il referente regionale della tua federazione.

Esatto. Hanno scelto un vero appassionato e senza falsa modestia una persona che ha le competenze che riesce a fare progetti adatti al contesto.

Per formare i tecnici hai fatto una formazione tu stesso per diventare docente.

Si, è tutto nel progetto: sono un formatore di allenatori. Se uno sport non è diffuso bisogna creare prima di tutto dei tecnici.

Giusto! Per i rapporti con le scuole chi è il referente?

Sono io.

Il responsabile formatore degli arbitri?

Il sottoscritto.

Il responsabile per lo sviluppo degli impianti?

Ci stai parlando in questo momento.

Ma c’è qualcuno interessato oltre a te al lancio del cono nel Mido Nambillo? Oppure sei poco propenso a delegare?

Pochi in effetti e quei pochi non hanno molto tempo da dedicare. Se trovassi le persone che sono disponibili a seguirmi… allora potremmo fare passi da giganti.

Ho capito. Mi pare valgano entrambe le spiegazioni: pochi interessati e poca voglia di delegare.

Non sono io che non delego, sono loro che non sono in grado di fare quanto ho progettato. Per essere una squadra ci vuole qualcuno che diriga, e gli indigeni non sono molto collaborativi. Io gli dico cosa devono fare, ma loro non danno retta.

Quindi fai tutto tu… se mi ricordo bene il Mido Nambillo è molto grande e le vie di comunicazione non sono molto sviluppate. Come fai a gestire tutto? A incontrare tutti i capi villaggio, a girare tutte le scuole?

Io faccio i progetti, non posso mica prendere la piroga e sorbirmi tutta questa umidità tutti i giorni. Mi sembra di essere tornato piccolo a Milano quando c’era sempre la nebbia. Per esempio l’altro giorno ho inviato un progetto molto dettagliato al capo del villaggio qui vicino per la creazione di un centro federale. Ho progettato ogni passo per risolvere ogni problema.

Ti ha risposto?

No. Ma fammi fare un progetto su come le istituzioni locali dovrebbero aggiornarsi sulle questioni informatiche e vedrai come inizieremo a marciare.

Io sono convinto che ci dovrebbero essere delle figure federali stipendiate per girare tutte le istituzioni sportive e politiche e le polisportive di una zona per promuovere uno sport. Il responsabile deve anche avere dei mezzi, la piroga della situazione, per intendersi. Poi come dicevi tu ci vogliono i tecnici altrimenti quando una polisportiva ha voglia di organizzare qualcosa non sappiamo come fare. Gli allenatori sei riuscito a formarli?

No, qui mancano la tecnica, le conoscenze, le cose vanno fatte per bene. Non si può improvvisare! Il mio progetto non lo permette!

Capisco che hai degli standard alti, ma forse da qualche parte bisogna incominciare, hai anche tu l’impressione che si tratti di un circolo vizioso? Mancano gli interessati perché mancano i tecnici che fanno promozione, perché mancano le palestre dove allenare, perché alle istituzioni sembra che manchino gli interessati… E’ difficile uscirne ed entrare in un circolo virtuoso. Da dove iniziare?

Dalla capacità di progettare! E dalle capacità manageriali, Ed io modestamente, le ho entrambe.

Il mio augurio è che tu riesca nell’intento di fare proseliti nel Mido Nambillo. In particolar modo spero tu riesca a trovare persone con cui collaborare fattivamente, perché senza una squadra affiatata è difficile portare a compimento i propri progetti, in particolare poi quelli ambiziosi… come portare il lancio del cono ai lambillesi. In bocca al lupo.

 
 
 

 

 



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