Sono una decina di migliaia le raganelle di cartoncino, distribuite dallo sponsor del torneo, che vibrano all’unisono quando entrano nell’Arena Cicquel e Delrue, che hanno una grande occasione, essere i primi francesi ad entrare nell’Albo d’Oro della competizione. Quasi simile l’obbiettivo degli avversari, Taipei ha vinto tre volte nel singolare femminile mai nel doppio misto. A chi riuscirà l’impresa? Ve lo svelo subito, a Ye e Chan che in un incontro con scambi molto brevi hanno avuto il merito di fare meno errori forzati e non dei transalpini che si sono visti scappare fra le dita, o meglio fra le racchette un trofeo così prestigioso. Unica consolazione, torneranno a casa con 50.000 dollari ma la mia domanda é: se li tengono loro o la federazione? E chi lo sa.
Sen e Lin sono attaccati fra di loro a ridosso (12esimo e 11esimo posto del ranking) della Top Ten, che hanno saputo smantellare poco alla volta. Si parte con Lin che martella con smash di una precisione esasperante (per l’avversario) l’indiano che solamente nel secondo set riesce a disinnescare queste bombe millimetriche arrivando a giocarselo sul 20 pari ma purtroppo l’avventura termina sul 20-22, il riportare il titolo a Nuova Delhi dopo 25 anni, l’ultimo fu Pulella Gopichand, non gli riesce. L’obbiettivo lo colpisce in pieno Lin che conquista per la prima per la sua nazione il singolare maschile, replicando quindi i suoi connazionali scesi prima in campo. Sorge un grande problema politico quando Trump viene a sapere che l’arbitro di sedia è statunitense e telefona subito a Re Carlo III per sapere chi ha deciso che questo bilaterale India-Taiwan non fosse gestito da lui. Nessun problema invece per Betto che arbitra la successiva: il doppio femminile. Poteva la Cina Popolare stare a guardare i successi di quella Democratica? Di sicuro no, e quindi Liu-Tan fanno valere il loro primo posto come testa di serie e nulla possono le coreane Baek-Lee di fronte allo strapotere delle nerborute cinesi.
Ora la partita più attesa, la ricerca da parte della Wang di ribaltare una serie di risultati negativi con la An che arrivano fino al dicembre 2024, semifinale del World Tour, dove vinse e dopo d’allora fu buio totale. Lo spettacolo di tecnica e di tattica viene sminuito dalla semplicità con cui le due atlete si muovono e colpiscono il volano ma c’è una novità, la cinese ha alzata una muraglia inscalfibile che forza la coreana a rischiare maggiormente. Risultato: parecchi volani della N°1 sono fuori e il punteggio per la Wang si fa pingue fino al 21 a 19 della seconda frazione che pone fino all’ostilità. Era dal 2019 con Chen Yufei che nessuna donna della corrazzata cinese saliva sul gradino del podio. Parità raggiunta quindi con l’isola che fu rifugio di Chiang Kai-Shek.
“Atmosfera a palla” per l’ultima partita con la disc jockey che spara musica tecno a tutto volume, i due schieramenti, quello coreano e quello dei malesi nettamente superiori, che incitano i loro beniamini con un fragore assordante, Quindi l’adrenalina che scorre a fiumi sugli spalti mentre Kim-Seo e Chia-Soh sono concentrati nel riscaldamento preliminare. Anche qui viene convalidata la regola del numero 1, non hanno però vita facile i coreani, il portare a casa per la seconda volta consecutiva il trofeo non può annoverarsi tra le cose più semplici come il 21-19 del terzo set testimonia. Onore ai vinti ma sul gradino più alto c’e posto per sola una copia.
Termina qui la 116esima edizione del torneo più vecchio e di maggior prestigio al mondo, nuovi campioni, “vecchie” certezze in un mondo come quello del badminton che non si ferma mai. Noi (plurale maiestatis) nel 2027 ci saremo, e voi?