Pillole mondiali
a cura di
Roberto Lucio Scarabello
E’iniziato oggi il TotalEnergies BWF World Championships, menzioniamo tutti visto che lo sponsor avrà sborsato un casino di soldi e la federazione mondiale si è sobbarcata l’organizzazione che proprio semplice non dev’essere. L’ambiente è lo stesso, il Palazzo dello Sport Carolina Marin, dove poco più di una dozzina giorni fa 13 arditi/e italici erano scesi in campo contro il resto del mondo del badminton. L’atmosfera no, solo tre campi, tutto buio in maniera da far risaltare le court solcate , in questa occasione, dall’élite mondiale, rispetto all’illuminazione a giorno sui nove campi del Campionato Master/Senior (prima o poi verremo all’unificazione dei termini a livello internazionale spero). Due gli incontri venati d’azzurro e qui mi immagino tutti pronti i “correttori di bozze” a riprendere il povero cronista, reo dell’errore perché l’unica presenza italiana è quella della coppia Greco-Strobl che non avendo dalla loro la dea fortuna o più che altro il sistema del tournament che evita che si incontrino tra di loro i più forti e cosi pure quelli più indietro in classifica, al posto di trovarsi avversari abbordabili, tipo gli algerini Mammeri-Medel o gli unici che avevano un ranking mondiale sopra i nostri (130) gli spagnoli Monroy-Piris (quest’ultimi oltretutto beatificati dal ritiro dei fratelli Popov) si sono trovati davanti i giapponesi Matsui-Takeuci. Match senza storia, con i nipponici che poco alla volta aumentavano il distacco in entrambi set che finiscono con il risultato ad occhiali di 21-12.
Allora la seconda presenza azzurra? Una combinazione astrale, si fa per dire, ha voluto che nello stesso incontro ci fosse Fabio Betto sul seggiolone dell’arbitro e sulla sedia del coach olandese Henry “Mancato selezionatore under nazionale”Vervoort. Su Betto, nessuna sorpresa, oramai è una costante nei grandi tornei cosi come Andrea Chiappini,anche lui in quel di Huelva. Su Henry già un po meno, ex allenatore di Acqui piuttosto che del Boccardo Novi nonché di Malles, il suo destino pareva racchiuso entro la cerchia alpina. Sembrava quasi fatta la sua nomina nel team azzurro quando l’occasione di tornare nella madre patria con un ruolo di prestigio nello staff “orange” ha fatto cambiare idea al nostro. Infatti questa sera elargiva consigli alla punta di diamante “De Beers” Caljouw che ha battuto, così come aveva fatto a Tokio l’indiano Sai Praneeth.
Cosa viene da pensare? Che per assurdo andare via dalla nazionale porti fortuna! Uno è uscito e si è trovato a fare il coach alle Olimpiadi 2020/2021, lui ha lasciato e si ritrovato ai Mondiali.
Magari se io, allora,abbandonassi il Badminton-News potrei trovarmi nella redazione della Gazzetta dello Sport. Quasi quasi ci provo…
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