
Chiamare mercenario chi guadagna uno stipendio grazie al proprio lavoro è decisamente discutibile. Il presidente della federazione è un mercenario perché ha uno stipendio? Il direttore tecnico della nazionale è un mercenario? O lo è forse il prossimo gestore del Palabadminton a Milano recentemente assunto dalla federazione? Possiamo discutere se siano le persone giuste al posto giusto e se lo stipendio che ricevono sia adeguato alle loro capacità, e viceversa, ma nessuno di loro può essere definito mercenario.
Lavorano a tempo pieno, dovranno pur campare!
Quindi i punti da dibattere sono due:
Sono d’accordo con Luca Crippa, dirigente della federazione badminton Europa quando dice che la promozione la dovrebbero fare le società, visto che possiamo ritenere saranno quest’ultime a godere dei risultati della pubblicità fatta tra i ragazzi. Dobbiamo però metterci d’accordo su cosa significhi ‘promozione’ perché parlarne senza specificare cosa intendiamo ci confonde le idee. Far vedere a dei bambini quanto è bello il nostro sport non è la stessa cosa che andare da un assessore a cercare palestre o organizzare un evento o cercare contatti a scienze motorie per organizzare un corso di laurea. Le competenze e gli obiettivi nei due casi sono diversi. Nel primo caso, si tratta di promozione scolastica: si fa conoscere il nostro sport a bambini in età scolastica e di questo ne godrà la società vicino alla scuola dove viene svolta l’attività. In questo caso sono d’accordo con Crippa: la promozione ai bambini la possono fare le società di zona!
Ma se una società in una provincia o addirittura in tutta una regione non c’è?
Mancano i tecnici e non abbiamo le palestre?
A che serve andare in una scuola a far vedere il badminton? Per fargli vedere uno sport che non potranno praticare? Per fargli uno scherzo? O nella speranza che siano i genitori a trovare palestre, a creare società, o a diventare tecnici?
In questo caso serve per prima – in ordine di tempo – una promozione istituzionale, portata avanti da un rappresentante della federazione che cerchi alleati istituzionali, eps, facoltà di scienze motorie, assessori.
Questa promozione la possiamo delegare a degli appassionati oppure è meglio affidarla a dei professionisti? Questo è l’oggetto del contendere.
Ovviamente la scelta del soggetto è fondamentale: se a Paperopoli la posizione del professionista viene ricoperta da Paperino, nipote di tanto zio, ma anche notoriamente pigro e incapace, allora è inutile spenderci soldi. Così come incentivare le risorse ai delegati volontari è inutile se questi le dovessero sprecare. Partiamo da quest’ultimi: perché dovrebbero fare tutta la formazione che ultimamente gli viene richiesta per sviluppare competenze che non hanno spesso il tempo di utilizzare? Per le stellette?
Non mi pare ci sia tutto questo fervore in giro. Il tempo è poco per tutti e la passione mi pare stia tramontando. E così passiamo al secondo punto: servono davvero delle persone a tempo pieno?
Sarebbe bello se ogni provincia avesse un delegato capace e ben formato che potesse dedicare tempo allo sviluppo e ad i rapporti istituzionali, ma a quanto pare in molte zone non funziona così.
Non può essere responsabilità di un volontario, per quanto appassionato, se non riusciamo a costruire di più.
Io tendo ad incolpare il dilettantismo dove in molte zone occorre invece un intervento professionistico a tempo pieno. Badate bene: non dico che è una colpa essere dei dilettanti: dobbiamo ringraziare tutti i giorni chi ci aiuta senza neppure essere pagato.
Dico però che affidarsi solo al volontariato significa costringere il nostro sport all’irrilevanza. Chi se ne occupa può farlo solo per qualche ora alla settimana, spesso senza una formazione organizzativa di rilievo e dobbiamo anche ringraziarlo sentitamente.
Tanti sport che non hanno appeal sono gestiti da dilettanti perché i numeri non permettono di professionalizzare le figure e rimangono attività marginali. Altri sport di grande diffusione possono essere gestiti da volontari perché quest’ultimi sono numerosi e possono dividersi i vari compiti.
Per guardare in casa nostra, a Malles, ci sono vari appassionati di badminton che si dividono le mansioni e può funzionare, ma in regioni dove non ci sono società e mancano gli appassionati per dividersi i compiti… un delegato provinciale non può fare miracoli tutto da solo.
Perché non proviamo a tirar su una squadra che si occupi di promozione istituzionale?
Professionisti che lavorino a tempo pieno alla loro passione! Voi conoscete delle persone giuste? Io penso di sì. Giovani. Intelligenti. Capaci. Appassionati. Hanno anche competenze tecniche, che seppur non necessarie possono sempre servire, e se fossero in grado di trovare nuovi alleati istituzionali, nuovi tecnici, nuovi spazi e nuovi tesserati, creare nuove società… forse varrebbe la pena utilizzare le risorse federali che oggi vengono spese a pioggia tra le varie delegazioni e non mi verrebbe proprio di chiamarli mercenari o agenti di commercio.