
Sono un po’ stanco di un certo ottimismo, di un certo modo di essere propositivi senza nessun progetto. Della faciloneria con cui si pensa “facciamo qualcosa… qualcosa succederà” Famo un bell’evento ad una festa dello sport e mettiamo le foto su facebook. Un corso per tecnici e vedrai come svoltiamo... Ma poi non succede quasi nulla.
Ci mancano dei piani strutturati. Dei piani di promozione che abbiano delle fondamenta. E purtroppo queste fondamenta non si costruiscono in quattro e quattro otto.
Ormai è chiaro che i professori sono importanti nel far conoscere che il nostro sport esiste, ma non possiamo sperare che creino società e portino chissà quale sviluppo. I tempi sono cambiati. I docenti hanno sempre maggiori impegni burocratici e in definitiva anche loro sono cambiati. Il motore dello sviluppo non può essere la scuola. È solo un elemento del nostro puzzle ma da solo non basta, come non basta un’eventuale “pubblicità sui media” o una partecipazione ad una festa dello sport in zone dove non ci sono società o dove queste non hanno palestre con orari utili o tecnici che possano insegnare di pomeriggio.
Da dove partire? Ovviamente non è facile e non serve raccontarci che va tutto bene madama la marchesa. Gli altri sport occupano le palestre, abbiamo pochi tecnici, siamo poco conosciuti. Onestà intellettuale vorrebbe che cercassimo delle nuove strade, con il rischio di sbagliare, certo, ma senza nuovi progetti di promozione niente cambierà.
Mi piacerebbe che si provasse ad investire diversamente le risorse e che queste venissero utilizzate per dei “missionari” che avessero conoscenze tecniche e amministrative per girare per le scuole, i comuni, il miur, le polisportive, gli enti di promozione sportive e fossero dei promotori e punti di riferimento per le proprie province o regioni, in modo da porsi come motori di una nuova diffusione. Non possono essere dei delegati a gettone che vogliano solo guadagnare tre soldi. Anche il problema delle palestre è complesso e bisogna iniziare a parlarne a livello federale.
Si tratta di proporre dei progetti politici e programmi che possono funzionare solo se le società esistenti, in particolare quelle di punta, si renderanno conto che senza diffusione, senza una base ampia, la punta della piramide non può crescere. Le società possono accontentarsi di una federazione che distribuisce le risorse oppure avere un programma politico condiviso che sia una vera rivoluzione in cui l’obiettivo sia espandere il nostro sport.
La cosa triste è che finora non ho visto dibattito: ci si divide tra chi non metterebbe mai in dubbio quello che è viene fatto oggi (il motivo può essere vario) e quelli che “tanto non cambierà mai nulla, perché alle società non conviene”. Entrambi non hanno voglia di pensare nulla di nuovo. Forse gli basta giocare, gli basta essere il miglior giocatore di Piazza Garibaldi, numero 20, terzo piano (spero che nessuno ci abiti davvero).
Ci sono società che vogliano condividere un nuovo programma di sviluppo per il futuro? E che vogliano porsi come i rappresentanti di tutto uno sport e non solo dei loro (pochi) tesserati?