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   Kral   

 

Speciale Badminton Master - Manstretta -



a cura di
Danilo Manstretta

Nasciamo come siamo, diventiamo come mangiamo come ci muoviamo, come respiriamo e come pensiamo.  Massimo SPATTINI

La medicina convenzionale ha già fatto molto per il prolungamento della vita che, infatti, nella maggior parte dei paesi industrializzati è intorno agli ottant’anni, ma questo aumento della longevità non sempre è legato alla qualità della vita. Per qualità della vita si intende la percezione che i soggetti hanno delle loro capacità di usare al meglio le loro possibilità economiche, fisiche e culturali all’interno della loro quotidianità. Un sempre maggior numero di anziani prolunga la propria vita in condizioni di disabilità permanente, costretti su sedie a rotelle, sottoposti a dialisi e alla permanenza in ricoveri o, al meglio, all’assistenza di una “badante”.
Non dobbiamo sottovalutare il costo di questo status che comporta, in termini di costi sociali, circa mezzo milione di euro per un anno di vita.
Addirittura talune patologie come la sindrome metabolica, tipicamente legata agli errati stili di vita, è oggi considerata come una vera epidemia sanitaria del nostro secolo.
Ognuno di noi ha delle responsabilità anche verso il prossimo e il rimanere in salute è una di quelle.
Tra gli aspetti principali dell’invecchiamento morfologico e metabolico sono la perdita di massa muscolare, di osso, di cartilagine, la disidratazione, la perdita di elasticità a livello articolare e dei vasi sanguigni, la diminuzione delle capacità cardio-respiratoria e renali dell’apparato gastrointestinale, la riduzione delle secrezioni ormonali, di invecchiamento cutaneo e l’aumento di grasso corporeo.

I tre fattori che condizionano l’invecchiamento sono fondamentalmente il patrimonio genetico, l’ambiente e lo stile di vita. Se al momento si può fare poco per intervenire sul patrimonio genetico, se qualcosa possiamo fare per migliorare l’impatto ambientale nel quale viviamo, molto possiamo fare sullo stile di vita ottenendo drastici risultati.
La prevenzione fa parte della medicina anti-aging perché invecchiare bene è da sempre il sogno o dell’umanità. Bellezza, successo una vita dinamica piena di aspettative sembrano una esclusiva dell’età giovanile. Questo atteggiamento però sta cambiando. Oltre un miliardo di persone sul pianeta sta giungendo all’età dove si comincia a pensare a salute e benessere; in particolare, oggi sta cambiando la concezione di salute, non più intesa come stato senza malattia, ma come ricerca di una condizione di benessere in cui ci si sente più sani e più efficienti. La medicina anti-aging, è una specialità medica fondata sull’applicazione di tecnologie mediche e scientifiche per l’individuazione precoce dei problemi. La medicina convenzionale quindi è basata sulla cura sintomatologia, viceversa, la medicina anti-aging è di tipo predittivo e preventivo: riuscire a prevedere un eventuale aumento di rischio e predisposizione a una eventuale patologia e attuare tutte le metodiche finalizzate a evitare il verificarsi di questo rischio. Le tecnologie della medicina anti-aging come la nanotecnologia con strumentazioni tecnologiche e super miniaturizzate che permettono di arrivare a livello cellulare, appoggia l’impiego delle cellule staminali che prelude la possibilità in futuro di sostituire i trapianti d’organi interi, grazie alla rigenerazione dei tessuti.

Nel nostro destino biologico possiamo dire che per un terzo conta la genetica ma per i due terzi l’happy genetica cioè quello che noi facciamo, come ci comportiamo, ciò che mangiamo, in che ambiente viviamo e quello che addirittura hanno fatto i nostri antenati; quindi, sapere di avere una certa predisposizione può far scattare in noi delle motivazioni maggiori ed attuare determinati stili di vita al fine di manifestarsi di quella determinata malattia e, tutto questo, con successo. Spesso siamo bombardati da messaggi fuorvianti. Per la dieta mediterranea, ad esempio, si enfatizza l’uso di carboidrati come pasta o pane, ma non è questa la vera dieta mediterranea, che in realtà è basata sul consumo di frutta, verdura, pesce, olio di oliva, legumi e anche pasta o meglio cereali soprattutto integrali non certo quelli raffinati. Però ci sono lobby alimentari che contribuiscono a dare messaggi sbagliati, quindi non bisogna demonizzare le proteine, né eccessivamente i carboidrati, ma ci deve essere un apporto misurato che poi varia secondo il tipo di persona, di attività fisica, età, genere, gruppo sanguigno.
Un interessante studio ha evidenziato il rapporto tra stili di vita e mortalità. Un gruppo studio di 22.444 uomini e donne di età compresa tra i 45 e i 75 anni, senza aver conosciuto malattie cardiovascolari o tumori, residenti nel Regno Unito, ai partecipanti era assegnato un punto per ogni comportamento salutare:
•          Astensione dal fumo;
•          Fisicamente attivo;
•          Moderata assunzione di alcol;
•          Un livello di vitamina C plasmatica superiore a 50 mmol/l.
Per livello di vitamina C plasmatica superiore a 50 mmol/ litro indica un consumo di frutta e verdura di almeno cinque porzioni al giorno.
Dopo un analisi di circa 11 anni di medie, il rischio di mortalità dei partecipanti che avevano realizzato un punteggio quattro rispetto a quelli che avevano un punteggio zero era equivalenti essere 14 anni più giovani in età cronologica. (Combined impact of health in behaviors and mortality in men and women: The EPIC-Norfolk Prospective Population Study, © 2008). Khaw et al.
Sarcopenia e osteopenia sono altrettanti fattori fisiologici dell’invecchiamento.
Sulla sarcopenia possiamo affermare che, l’alterazione del metabolismo proteico nell’anziano conduce a una diminuzione della massa muscolare, sia per la perdita numerica delle fibre sia per la riduzione della sezione delle fibre rimanenti. Il fenomeno interessa tutte le componenti fibrali del muscolo, anche se colpisce prevalentemente le fibre di tipo II, responsabili dell’attività contrattile a elevata produzione di forza. Inoltre, con l’età diminuisce anche il numero delle cellule satelliti, responsabili della rigenerazione post traumatica delle fibre muscolari, e ciò contribuisce ulteriormente alla perdita di massa muscolare e di forza.
Con l’invecchiamento il muscolo scheletrico, inoltre, va incontro a processi di denervazione irreversibili. Il numero dei motoneuroni spinali diminuisce già di circa il 50% dopo i 60 anni, portando ad atrofia muscolare. I fenomeni di denervazione interessano soprattutto le fibre nervose a scossa rapida (Fast Twitch, FT) che innervano le fibre muscolari di tipo II. Per cercare di limitare il fenomeno l’organismo mette in atto processi di reinnervazione, che normalmente coinvolgono fibre nervose a scossa lenta (Slow Twitch, ST) adiacenti a quelle FT andate perse. Ciò, se da un lato riduce parzialmente l’atrofia muscolare, dall’altro modifica i pattern muscolari di contrazione, portando le fibre muscolari di tipo II reinnervate verso profili funzionali ST. 


Le unità motorie “rimodellate” producono, quindi, meno forza rispetto a quelle originarie e hanno efficienza, precisione e potenza di movimento minori. Non vi è pur tuttavia unità di consenso per ciò che riguarda la perdita di forza muscolare nei vari regimi di contrazione isometrica concentrico ed eccentrico.
Anche se una lieve prevalenza di studi ammetterebbe una maggior perdita di forza in regime concentrico piuttosto che nella modalità eccentrica o isometrica, che diverrebbe particolarmente evidente ad alte velocità di contrazione.  In buona sostanza l’approccio più razionale per ritardare la progressione della sarcopenia da invecchiamento si basa sulla combinazione di una corretta alimentazione che dia energia e sostanza ai gruppi muscolari, combinata ad un programma di esercizio fisico muscolare adeguato.
Sull’osteopenia possiamo affermare che:
La densità minerale ossea (BMD) aumenta durante la giovinezza e raggiunge il picco alla fine dei 20 anni di vita, per poi diminuire nel corso dell’invecchiamento.
Dopo i 40 anni la BMD diminuisce di oltre lo 0,5% all’anno. Dopo la menopausa le donne accusano una perdita di tessuto osseo pari al 2-3% all’anno circa. I valori di densità ossea di picco e la rapidità di declino della stessa determinano il rischio di osteoporosi. Entrambi questi fattori sono influenzati dall’attività fisica in particolare nella popolazione femminile il deficit di estrogeni che si registra nel periodo della menopausa, causa un accelerato turn-over osseo è una perdita di massa ossea per questo motivo l’osteoporosi colpisce una donna su quattro, mentre nella popolazione maschile il rapporto è di uno su otto. L’osteoporosi si accompagna a dolorabilità ossea, deformità scheletriche (in particolare cifosi) e ad una maggiore predisposizione alle fratture. Dato il progressivo aumento dell’età media della popolazione le dimensioni di un vero e proprio problema socio economico che affligge la popolazione anziana su scala planetaria.
 
Al giocatore master di badminton offrirei questi consigli:

Un riscaldamento prolungato, tendenzialmente rigorosamente più lungo ed approfondito del normale.
Evitare durante l’allenamento di stressare i muscoli più del necessario, ovvero quando la stanchezza muscolare si fa sentire, meglio smettere e riposare al fine di non compromettere la tenuta delle fibre.
Calibrare il recupero tra un allenamento e l’altro in base al carico di lavoro eseguito.
Diversificando le attività e allenandosi almeno un’ora al giorno con camminate a passo veloce, bicicletta, nuoto (per chi ne avesse le possibilità).
Sedute di allenamenti o incontri della durata massima di un’ora, un’ora e trenta minuti.
Stretching o allungamento funzionale quando il corpo è ben riscaldato. (Consigliabile separare le sedute di stretching dall’allenamento funzionale di badminton).
Buon Badminton a tutti.

Bibliografia:
J Jessie Jones Roberta R Rickli Measuring Functional The Journal on Active Aging . March April 2002
Jurgen Weineck  Biologia dello sport Calzetti e Mariucci editori
Jurgen Weineck  Allenamento  Ottimale Calzetti e Mariucci editori
Gian Nicola Bisciotti L’invecchiamento Biologia , fisiologia e strategie anti –aging Calzetti e Mariucci editori
Negri Bargossi Paoli Alimentazione Fitness e Salute Elika Edirice
Paoli Neri Bianco Principi di metodologia del Fitness Elika Editrice


Anni addietro, con una simpatica battuta dell’allora presidente della Federazione, Alberto Miglietta, venne definita la soluzione ideale per il settore master!!!
Ovviamente, toccandosi in maniera educata ma decisa ognuno i propri scaramantici oggetti, la battuta racchiude comunque una piccola parte di verità. Più che altro fastidio. Ci sono voluti due anni affinchè il nome da over diventasse master e altrettanti per avere diritto a categorie adeguate. Ma questo riguarda l’immagine, altre sono le particolarita’ della categoria master.
Come evidenziato nei file relativi ai tornei 2019 la categoria master ha una percentuale di atleti intorno al 10% sulla totalità di giocatori agonisti ed ovviamente la più bassa rispetto a senior e junior (la più rappresentativa).  Poco? Tanto? Sono tesserati che hanno tutti i doveri dei giocatori agonisti ma non i diritti. 

 

 

 



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