“....non chiedete cosa l’America puo’ fare per voi, ma cosa potete fare voi per il vostro paese....” J.F.Kennedy
Dopo l’analisi storica che ci ha portato alla situazione odierna, nella continua ricerca di dati ma anche di opinioni, ho voluto coinvolgere nel dibattito, quattro persone, che stimo molto per serietà, equilibrio e obiettività nell’analisi. Il Prof. Cesare Beltrami Panathleta di Cremona, già docente universitario e direttore della Scuola Regionale dello Sport CONI della Lombardia, La prof.ssa Nicoletta Bazzini, ex- collega di lavoro al “Faravelli” di Stradella, La prof.ssa Elisabetta Lucchini collega insegnante di metodologia della S.Rd.S.. e il Prof. Cesarino Squassabia collega che ha percorso per una vita i miei stessi momenti di formazione.
Difficile in poche righe trattare un argomento così complesso. Sarebbe forse opportuno ragionare su diversi piani di discussione: quello politico, quello sociologico, quello economico, quello di studio e preparazione dei docenti di Educazione Fisica o Scienze Motorie e sportive che dir si voglia.
Alla domanda cosa si intende per Sport nella Scuola, si dovrebbe prendere in considerazione le due parole nell’analisi etimologica per scoprire una curiosa analogia, ovvero dal latino “scola “ o schola derivazione dal greco σχολ? (scholè) ozio, riposo ovvero luogo dove ci si riposava dalle fatiche quotidiane, per dedicarsi allo studio, e al ragionamento, e Sport dal latino “deportare”, uscire fuori dalla porta, all’inglese “disport” termine diffuso in Inghilterra nel XVI secolo che significa divertimento, svago, diletto, quindi per chi vive queste esperienze un piacevole “mix” molto gradito alla stragrande maggioranza degli studenti, quando trascorrono il loro tempo in una palestra scolastica.
Penso che lo sport nella scuola sia da considerarsi uno strumento utile, polifunzionale e adattabile, fondamentale per la crescita degli allievi.
Spesso però lo sport a scuola porta ad un equivoco sostanziale di interpretazione di un “percepito” esterno (famiglie e altri) e ai non addetti ai lavori.
Attenzione quindi, a non confondere lo strumento con l’obiettivo, che nella formazione di un giovane, deve essere ben altro, che la ricerca della tecnica o della vittoria agonistica ma sviluppo funzionale, sviluppo cognitivo, socialità, e formazione tecnica che formano l’area motoria dell’individuo.
Nella prima infanzia, quindi attraverso i giochi propedeutici allo sport, lo sviluppo delle senso-percezioni, quindi degli schemi motori di base , devono caratterizzare il percorso formativo, al contrario proporre lo sport come obiettivo (e qualcuno purtroppo lo fa) compromette la sua funzione educativa. Le forme grezze di movimento nei vari sport possono essere ben orientate (senza anticipare la specializzazione) nella scuola secondaria di primo grado, e dai 14 - 19 anni un’ attività arricchita di pratiche compensative e complementari, ma pur sempre rivolta all’orientamento.
Nella scuola dell’infanzia e primaria, l’attività motoria deve essere giornaliera dove l’agire è parte integrante degli apprendimenti.
Nella scuola media servono più ore di attività pratica, ma sempre trasversale con altre discipline. Alle superiori occorre una particolare attenzione allo studio della motricità, con elementi che caratterizzano sani stili di vita e orientamento attraverso lo sport alla conoscenza delle proprie attitudini, e potenziamento dei gruppi sportivi dedicati dove nei sabati, ormai senza scuola, si potrebbero alternare tornei a gare e nel periodo estivo, durante la lunga vacanza scolastica è lo sport a salire in cattedra, con attività sportive orientate, scautismo, piscina , escursioni .
E’ vero: lo sport oggi costa, e in uno stato, che ha cura dei propri cittadini, specialmente i più giovani (il nostro futuro), la prevenzione di diabete, malattie cardiovascolari, obesità dovrebbe essere una delle prime voci dell’agenda di un governo, creando i presupposti per far si che lo sport costi sempre meno e che si moltiplichino le occasioni per farlo.
Uno stato che ci considera invece sudditi e non tutela i propri cittadini, preferisce chiudere occhi e orecchie di fronte al dilagante fenomeno delle ludopatie e delle dipendenze dal gioco d’azzardo, fingendo di regolamentarlo ma traendone proventi.
Quando i ragazzi arrivano alla scuola secondaria di primo grado dovrebbero essere nel pieno dell’espressione delle proprie potenzialità motorie, nell’età d’oro della motricità, le attività dovrebbero mettere in risalto una maggior efficienza muscolare e un buon grado di ideazione motoria e l’insegnante di educazione fisica dovrebbe proporre attività che stimolino l’utilizzo di abilità via via sempre più complesse e combinate.

Tutto ciò sta diventando sempre più utopico, a scuola ci si confronta con ragazzi sempre più impacciati. Le capacità di saper utilizzare gli schemi motori sono ridotte al minimo perché di fatto vi è un deficit nel bagaglio motorio e quindi diventa molto difficile saper combinare, controllare e adattare i movimenti. Risulta spesso deficitaria la conoscenza, la scoperta, la sperimentazione e la consapevolezza che si dovrebbe acquisire nel percorso che porta il bambino da una motricità naturale ad una motricità educativa che permette di ampliare il più possibile gli schemi motori e posturali. Molto spesso ci si trova ancora in una fase di scoperta e di strutturazione dello schema corporeo. Le capacità coordinative sono ridotte all’essenziale in coloro, che non hanno seguito un percorso sportivo parallelo alle attività scolastiche e i pochi che praticano attività sportive mostrano già un alto livello di specializzazione e di automatismi che di fatto danneggiano la crescita motoria e coordinativa.
Sono assertore del fatto che il personale insegnante della scuola primaria deputato all’insegnamento dell’educazione motoria scolastica, pur con qualche eccezione, non abbia ben chiaro il modello di riferimento funzionalista e costruttivista. Spesso non ha esperienza nel passaggio dal reale-simbolico che si deve trasformare nella parte pratica (aiuto indispensabile, per la trasversalità della materia e gli utilizzi nei vari apprendimenti).
In un articolo apparso sul Corriere della sera ( A scuola senza sport: due ragazzi su tre non sanno fare una capriola, 30 aprile 2017) ha eseguito un’analisi delle carenze motorie e allora cosa fare o cosa è possibile fare?
Su tutto il territorio nazionale esistono 160.000 classi di scuola primaria in cui inserire un insegnante di educazione fisica, ogni dieci classi (due ore a settimana) ne servirebbero 16.000.
Lo stipendio lordo di ogni docente parte da circa 25.000 euro, spesa totale 400 milioni di euro.
Allo stato attuale un impegno finanziario del genere è poco sostenibile anche perché andrebbe completato con la messa a punto delle palestre e delle attrezzature a disposizione e i costi si moltiplicherebbero.
Con il progetto Sport di Classe in Lombardia si riesce a coprire solo il 36% del fabbisogno e non con un insegnante per classe, ma con un “tutor” per plesso riducendo così le occasioni di frequentare una palestra con un esperto solo un quinto del fabbisogno reale.
Inoltre essendo consulente per il CONI Lombardia, di tale progetto ho messo in evidenza in una recente riunione, il mio lavoro svolto durante la formazione di Sport di classe con l’utilizzo di alcune schede per la didattica.
Le risultanze dopo la lettura delle schede di lavoro, proposte ai tutor per la loro formazione in itinere, denunciano ancora una volta la poca chiarezza sui modelli di riferimento. Vi è ancora una palese confusione tra strumento e obiettivo, una mancata capacità di lavorare sul conseguimento degli obiettivi senza avere l’eserciziario a portata di mano ma riuscire a costruire realmente le varie ipotesi di lavoro basandosi unicamente sui bisogni degli allievi/e.
La formazione universitaria, risulta pertanto inadeguata ai bisogni della scuola primaria, perche’ e sempre stata vocata all’insegnamento verso la scuola secondaria.
Il Disegno di Legge 646 che recita “Disposizioni per il potenziamento e la diffusione dell’educazione motoria nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria” sembra essere ancora arenato.
Mi verrebbe a dire, per concludere …“Cui Prodest” a chi giova tutto ciò?
Antico dibattito tra CONI, FSN e MIUR .