L'autoefficacia percepita nei giocatori di badminton
Un progetto di ricerca che unisce due grandi passioni di vita nonché un importante contributo alla letteratura del nostro sport.
Elaborato di tesi magistrale in psicologia clinica di Lucia Aceti
Nel mondo dello sport è ormai risaputo e ampiamente dimostrato dalla ricerca quanto sia importante curare l’aspetto mentale degli atleti.
Accade spesso di crollare psicologicamente in una sessione di allenamento o durante una competizione, specialmente nei momenti cruciali. L’ansia, lo stress, la rabbia o lo sconforto prendono il sopravvento e riprendersi non è mai semplice. Nella pratica sportiva la componente psicologica risulta essere fondamentale al pari delle qualità fisiche e tecnico-tattiche. A volte accade che anche i giocatori più forti sulla carta, perdano o rischino di perdere contro avversari più deboli, ma superiori mentalmente in quel momento. Proprio per queste ragioni, negli ultimi anni la ricerca in psicologia dello sport ha vissuto una fase di forte espansione nel tentativo di comprendere gli aspetti comportamentali, cognitivi ed emotivi degli atleti, insieme agli elementi chiave alla base del successo sportivo.
Tra i costrutti più studiati troviamo le convinzioni di autoefficacia percepita, cuore del mio elaborato di tesi magistrale in psicologia clinica.
Cos’è l’autoefficacia percepita?
Elaborato dallo psicologo canadese Albert Bandura, il costrutto indica l’insieme delle convinzioni che le persone hanno rispetto alle proprie capacità di saper fare, gestire e dominare certe situazioni, attività o aspetti di sé. In altre parole, esprime un giudizio di competenza: “Quanto mi sento capace di…”. L’efficacia percepita o self-efficacy influenza in maniera significativa il comportamento delle persone: come decidono di agire e quali obiettivi stabilire sono guidati da quanto e come si sentono in grado di affrontare le situazioni. Ad esempio, una persona con un buon senso di efficacia percepita si sentirà in grado di perseguire i propri scopi e si impegnerà a fondo nel farlo, continuando a perseverare nonostante le difficoltà. Al contrario, un basso livello di efficacia porterà l’individuo ad abbandonare attività e obiettivi di fronte ai primi ostacoli, poiché tende a concentrarsi sulle proprie mancanze e a sottovalutare le sue potenzialità. Gli studiosi riconoscono nelle convinzioni di autoefficacia gli elementi chiave per il successo nei diversi contesti di vita delle persone, tra cui quello sportivo.
"Credere in noi stessi non ci assicura il successo, ma non credere ci assicura il fallimento" Albert Bandura, 1997
L’autoefficacia percepita e lo sport.
In ambito sportivo l’autoefficacia risulta essere centrale, sia in fase di allenamento che di gara, nello sviluppo delle abilità dei giocatori e nella consolidazione di una prestazione di alto livello. Il livello di efficacia percepita sembrerebbe rappresentare il fattore psicologico che distingue tra le eccellenze chi ha successo e chi ne ha meno. Infatti, atleti con simili capacità ma con un differente senso di efficacia non sono in grado di fornire performance dello stesso livello. Da un lato, un giocatore con un buon senso di autoefficacia si impegna a fondo nella propria disciplina, persevera di fronte agli ostacoli e si prefigge obiettivi stimolanti e ambiziosi. È in grado, inoltre, di trarre vantaggio dai propri errori e insuccessi, è meno vulnerabile a stress e depressione, ed infine, si adatta a nuove situazioni più rapidamente rispetto ad un atleta con un basso livello di efficacia. Diversi studi hanno mostrato come i giocatori più abili e dotati fisicamente ma non sicuri di sé ottengono prestazioni di livello inferiore alle loro potenzialità, mentre gli atleti meno talentuosi con una forte fiducia in sé possono superare i primi. Se ci fermiamo un attimo a riflettere queste situazioni non sono affatto rare anche nel nostro sport. Nel badminton, proprio per il dinamismo e la velocità che caratterizza questo gioco, i momenti di vantaggio e svantaggio possono ribaltarsi in pochissimi istanti. Vince chi riesce a mantenere la concentrazione, la lucidità, la cosiddetta “freddezza mentale” fino alla fine. Vince chi crede fortemente di potercela fare nonostante qualche errore, episodi sfortunati o le grida del tifo avversario. Chi è disposto ad affrontare ore e ore di allenamenti faticosi, a volte monotoni, talvolta in palestre ghiacciate o estremamente calde.
Il contributo dell’allenatore.
Figura centrale nello sviluppo di un buon senso di autoefficacia è l’allenatore. Sempre presente nel percorso sportivo degli atleti, l’allenatore, a prescindere dallo stile di lavoro che adotta, dovrebbe avere come obiettivo sia sviluppare il talento dei suoi giocatori, che quello di promuovere un atteggiamento corretto durante la loro carriera. In altre parole, far sì che gli atleti credano fortemente in se stessi e nelle loro capacità e che diano sempre il massimo anche nelle circostanze più difficili. Un lavoro molto impegnativo per gli allenatori che richiede un adattamento funzionale e strategico alle caratteristiche di ciascun giocatore. Sviluppare un senso di autoefficacia resiliente significa strutturare compiti e selezionare obiettivi e sfide stimolanti, evitando di esporre gli atleti prematuramente a fallimenti quasi certi. Solo quando i giocatori avranno acquisito una certa sicurezza nelle proprie capacità, gli allenatori potranno esporli a maggiori pressioni e insuccessi con l’obiettivo di istruirli ad imparare dai propri errori e a trarre vantaggio da ogni situazione. Ad esempio, fornire feedback correttivi positivi, valorizzare la crescita e il miglioramento piuttosto che la vittoria in sé e prestare attenzione su ciò che i giocatori possono controllare li aiuta ad aumentare l’autoefficacia percepita.

Progetto di ricerca.

Risultati
Dall’analisi statistica dei dati sono emersi i seguenti risultati:
Differenze tra i partecipanti.
Dallo studio dei dati raccolti durante la somministrazione dei questionari sono emersi risultati interessanti anche dal confronto tra i giocatori divisi nelle seguenti categorie:
Conclusioni e prospettive future.

Un ringraziamento particolare all’Università degli Studi di Bergamo alla Federazione Italiana Badminton (FIBa) e alle società partecipanti al progetto.

GSA Chiari - ASV Malles - CS Aeronautica Militare - CS Esercito - GS Fiamme Oro - BC Milano - Junior Milano - Brescia Sport Più - SSV Bozen - Badminton Senigallia - Bracciano Badminton - Boccardo Novi - Le Racchette - Bc Celeste - Acqui Badminton - Piume d’Argento - Le Saette - ASV Uberetsch - SS Lazio - Gymnase - Piacentia BC - Tigullio BC - Alba Shuttle - Modena Badminton - Genova BC - The Stars Accademia - BC Catania - Lario BC - BC Voghera - SC Meran - Space Bad - Badminton Milazzo - Sport Experience - Padova Badminton - Shuttle Carovigno - BCC Lecco - Gandhi Badminton - CUS Torino - POL 2B - 15 Zero