
Una piccola premessa all’articolo è doverosa: quando si parla di “business” per le piccole società sportive non si intende “FARE” i soldi con lo sport, ma “TROVARE” le risorse (che non sono solo i soldi) per “FARE SPORT”.
Lo sport ha bisogno di business per sopravvivere. Non possono più esistere società sportive, in particolar modo le piccole società sportive, che vanno avanti con i modi del “si è sempre fatto così”.
Servono le competenze giuste e le persone giuste per la sopravvivenza economica di questo settore, in particolar modo oggi che la crisi economica, sociale sanitaria e le sempre crescenti richieste burocratiche e normative del settore si fanno pressanti. Nel mondo del no profit le agevolazioni e i sostegni economici non mancano, ed è per questo che le normative e i controlli si fanno sempre più stringenti. Eliminare i “furbetti del quartierino” dal nostro settore è vitale proprio per permettere la crescita di un ambiente sano e in grado di affrontare le crisi. E quindi importante formare e crescere le persone giuste al posto giusto.
IL BUSINESS È VITALE ALLO SPORT IN QUANTO FACILITATORE
Oggi come oggi una “one man company” è gestibile ma difficoltosa. Tutti vorrebbero evitare di dover coinvolgere altre persone nei processi decisionali, ma accollarsi l’intera gestione dilata i tempi (e aumenta i costi) e rischia di diminuire il valore che si trasmette agli stakeholder.
È basilare oggi differenziarsi per emergere rispetto ai propri competitori diretti e indiretti, sia a livello di servizi che di immagine, comunicando i propri valori verso l’esterno.
Il capitale serve come facilitatore e acceleratore dei processi ma non è mai facile da reperire. In quest’ottica diventa quindi fondamentale avere le giuste risorse umane per finalizzare le strategie al meglio con i capitali a disposizione. Le risorse umane si ricercano e/o si formano e sono quelle che rendono tutto possibile soprattutto quando i capitali scarseggiano. Ma oggi il volontariato guidato dalla passione da solo non basta per valorizzare le risorse umane e, soprattutto, per motivarle ad apportare valore ai progetti societari. È quindi fondamentale per abilitare la creazione di valore ottimizzare le risorse umane.
Serve quindi un processo di analisi interno alla società per comprendere quali valori sono fondamenta dalle quali partire quando parliamo di strategia societaria, e questo indipendentemente dalla dimensione della società e dall’ambito in cui opera. In questo processo troveremo l’MVP (Main Value Proposal, proposta di valore principale) da portare ai nostri stakeholder, siano essi atleti, clienti, genitori, partner, sponsor, enti ecc. ecc.). Attenzione che ogni società, in funzione delle persone, del contesto sociale di appartenenza geografica e/o politica, degli stakeholder e di tutta una serie di fattori personalizzanti, avrà un MVP diverso e personale e nessuno di questi potrà essere considerato migliore o peggiore di un altro.
Le persone sono l’asset principale di questi processi e, in particolare nelle piccole società, serve far crescere le persone per far crescere la società. Chi tende ad utilizzare le persone come propria “estensione” predilige la strategia del “presto presto”, ma oggi è necessario adottare strategie di lungo termine che mirano alla stabilizzazione e sostenibilità economica e ad una posizione di leadership o di differenziazione dai competitori. Nell’ambiente del badminton gli esempi positivi e negativi si sprecano ma la stabilità societaria deriva sempre da ambienti dove le risorse umane impiegate e impiegabili sono presenti in maggior numero.
Oggi per le piccole società è difficile capire esattamente il valore delle risorse possedute e, di conseguenza, capire dove concentrare gli sforzi e le risorse per crescere. Pochi sanno riconoscere il valore dei capitali umani, organizzativi e relazionali che fanno da ponte tra società ed esterno. Questo blocca i processi e genera disaffezione all’ambiente determinando scarso impegno e motivazione e frustrazione. Quindi scarsa efficacia ed efficienza e conseguente allontanamento dagli obbiettivi desiderati.
Sulle persone vanno fatte tre scelte fondamentali: chi tenere; chi formare; chi lasciar andare (non si intende cacciare via ma non impiegare per motivi che potrebbero essere i più vari: dalla indisponibilità di tempo del singolo alla precoce maturità ecc.). Queste scelte vanno fatte per far crescere la società. E per far crescere la società, oltre ad una strategia che permetta di controllare la verificabilità degli obbiettivi e dei processi scelti per raggiungerli, è INDISPENSABILE oggi avere le persone giuste al posto giusto. L’amico, il parente o il raccomandato, per quanto economici possano essere alla lunga si trasformano in un costo insostenibile per il sistema. Meglio avere una persona pagata per fare bene il lavoro che deve fare che tante non retribuite che non sanno fare.
Bisogna invece che le società producano più valore e anche differenziare questo valore rispetto ai competitori in modo da raggiungere una propria e caratterizzante posizione. Quindi capire dove risiede il valore interno al fine di indirizzarlo per creare efficacia ed efficienza e di conseguenza ricavi che generino sostenibilità economica.
Sono finiti i tempi dell’improvvisazione e del “volemose bene…” oggi si tratta di stare a galla o andare a fondo (o anche di librarsi in volo…) E quando troppe scialuppe sono andate a fondo diventa sempre più pericoloso restare sulla nave…
