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   Kral   

 

Stage formativo con lo staff azzurro



a cura di
Roberto Fava

Cronaca dello stage formativo con lo staff azzurro, 31 Luglio/4 Agosto 2020  Maracalagonis (CA) e 17 agosto/ 22 agosto 2020 Malles (BZ)

Ciao, siamo Lidia e Mauro.
Durante il mese di agosto 2020, nell'ambito del progetto rivolto ad un gruppo di allenatori selezionati dalla direzione tecnica della federazione italiana badminton, abbiamo partecipato entrambi (rispettivamente a Malles, BZ e Maracalagonis, CA) ad uno stage formativo con lo staff azzurro.
Mettetevi comodi, vi raccontiamo com'è andata.

Giorno 1 (Lidia)
Siamo subito stati catapultati in un mondo in cui si parla a 360 0 di badminton, aspetto fondamentale per metterci fin da subito alla prova.
Il primo giorno è stato dedicato all'osservazione di chi già segue a distanza molto ravvicinata gli atleti della nazionale italiana, che ne conosce punti deboli e di forza come anche il carattere e le necessità. Tutte cose da non sottovalutare quando si deve allenare un atleta.
Abbiamo visto che l'orario di arrivo in palestra dei ragazzi è anticipato rispetto all'orario di inizio effettivo, per iniziare a fare autonomamente il riscaldamento senza e con la racchetta, per scongiurare i possibili infortuni. Poi l'allenatore capo ha spiegato dettagliatamente l'allenamento del giorno e ci ha dato il compito di correggere e consigliare i giocatori qualora avessimo visto movimenti o particolari da correggere.
Da spettatore è stato molto interessante ed è sembrato anche abbastanza facile ma avevamo avuto un miraggio, credendo di avvistare un'oasi nell'immenso deserto delle variabili che non avevamo considerato.
Quando è toccato a noi, la parte più complicata è stata dare consigli adatti al livello di gioco elevato dei ragazzi, quindi di chi già ha un'ottima tecnica consolidata nel tempo e ha bisogno di correzioni minuziose. Come fare?
Se ci concentriamo su troppi aspetti rischiamo di avere solo una visione d'insieme, ovvero: il giocatore A sta giocando già benissimo, si muove bene, la tecnica è molto buona... non saprei proprio cosa consigliare.
Se invece focalizziamo la nostra attenzione su un solo aspetto, ad esempio se dopo un buon attacco riesce a fare in modo rapido follow up, e quindi a seguire il colpo offensivo portandosi verso la rete, riusciremo più facilmente a captare i piccoli movimenti eventualmente errati e migliorabili, dando un corretto ed adatto feedback all'atleta di alto livello.

Giorno 1 (Mauro)

Ci siamo, si entra nel palazzetto di Maracalagonis, nell'animo un misto di emozione e di tensione. Al suo interno la squadra nazionale. A corollario di queste sensazioni, i l caldo afoso e opprimente, caratteristico dell'estate in Sardegna. "Progetto speciale - formazione alto livello" Faccio parte del gruppo di tecnici selezionati per questo percorso formativo.
Dopo una breve fase introduttiva a cura del direttore tecnico Arturo Ruiz si passa alle attività vere e proprie. Lavoro incentrato sulla metodologia in campo e sull'osservazione degli azzurri, ai quali è stata proposta una progressione incentrata sulla qualità del gioco a rete, sulla scelta del tempo e sulla variazione di ritmo.
Nel pomeriggio ci si sposta in aula, si parla di come disegnare, pianificare, dirigere, un allenamento di gruppo, modulato nell'arco di tempo di una settimana.
Concludiamo la nostra giornata in sala pesi con Lorenzo pugliese. Momento veramente illuminante, nel quale sono state fornite interessantissime linee guida per navigare all'interno di un "mare magnum" nel quale è facile perdere la rotta. Si parla di preparazione atletica.
ln estrema sintesi, questi i concetti chiave:
L'allenamento della forza è il più importante di tutti. Non c'è praticamente dubbio che sia i l più efficace per la salute e la prestazione, a condizione che vengano trasmessi pattern di movimento corretti.
Parola d'ordine, quando si parla di esercizi di sovraccarichi: qualità esecutiva contro quantità.
Altro concetto chiave: movimento contro esercizio.
Individuati ed enunciati i sette movimenti fondamentali, ne consegue che, una volta appreso i l principio che sta dietro ognuno di questi movimenti, ossia le basi biomeccaniche e neurofisiologiche, si è in condizione di organizzare variazioni pressoché infinite di esercizi da proporre agli atleti.

Giorno 2 (Lidia)

La giornata inizia con una sessione sul mental coaching.
Ci è stato subito domandato quanto secondo noi la mente influenzasse la performance: alcuni hanno risposto 80%, altri 90%. La percentuale stimata è corretta.
Allora come mai non lavoriamo al pari di tecnica e tattica sulla parte mentale? Bella domanda!
Saper controllare le emozioni, i pensieri, il linguaggio del corpo permette all'atleta di rendere al massimo sul campo.
Si è discusso di obiettivi: spesso si parla solo del risultato, di come sia importante vincere. Giusto e sacrosanto. Ma anche il processo, l'evolversi dell'atleta è assai importante, forse ancor più del mero risultato.
Dobbiamo, noi allenatori, capire come pensano i nostri atleti, parlare con loro, far domande; noi siamo esempi, quindi dobbiamo essere i primi a predicare bene e razzolare anche meglio, soprattutto in situazioni difficili quando cercheranno i l nostro consiglio.
Una parte della lezione è stata anche dedicata alla concentrazione: nel badminton basta pochissimo per compromettere la vittoria del set.
Uno degli esercizi che ci sono stati proposti è stato descrivere con i l pollice in su un otto "sdraiato" in aria e seguirlo con lo sguardo senza ruotare i l capo. Questo permette alla nostra mente di riconcentrarsi, focalizzandosi sul dito, ed essere più pronti ad affrontare gli esercizi proposti rispetto a prima.
Nel pomeriggio ci siamo soffermati invece sulla preparazione atletica e quali accorgimenti adottare per eseguire al meglio gli esercizi in sala pesi.
Fondamentale conoscere i 7 movimenti fondamentali: squat, hip hinge, affondo, spinte e tirate orizzontali, spinte e tirate verticali. Scusate il gioco di parole, ma ne fa capire bene l'importanza.
Quando sono svolti correttamente, allora sì che potremo costruire molteplici esercizi "giocando" con questi movimenti fondamentali avendo anche qualità nell'esecuzione.
Allora ricapitoliamo: quantità (cosa faccio, l'esercizio) vs qualità (come lo faccio, il movimento), chi vince? La qualità, a mani basse.
E molto importante ricordare che il lavoro sulla forza con i sovraccarichi NON si trasmette in un miglioramento del gesto tecnico; ne trarremo vantaggio dal punto di vista della connessione mente-muscolo, della biomeccanica del nostro corpo ma sarà necessario sviluppare il gesto tecnico direttamente sul campo di badminton.

Giorno 2 (Mauro)
Si parte con un lavoro in campo: organizzare un allenamento per tre giocatori della durata di 45-50 minuti ed incentrato sull'iniziativa alla rete e sulla costruzione da fondo campo.
Tale allenamento deve soddisfare vari requisiti: sicurezza, focus, organizzazione e progressione metodologica (dal semplice al difficile, dal chiuso all'aperto).
A fine allenamento, dovrà esserci un momento di riflessione e quindi di comunicazione, attraverso l'utilizzo di domande.
Fare domande agli atleti durante e dopo l'allenamento, sul perché, sul come, sul quando, permette all'atleta di ragionare e al tecnico di capire.
Altro momento importantissimo della mattinata, quello del coaching.
Il tecnico è chiamato a dare prova delle sue abilità nel leggere in maniera veloce ed efficace quanto accade in campo e conseguentemente fornire indicazioni utili all'atleta.
Non solo. Per fare ciò, deve anche utilizzare un canale comunicativo che si adatti in maniera ottimale alla situazione specifica che si trova ad osservare.
Se, come nel mio caso, ci si trova ad analizzare una partita di doppio, i l livello di difficoltà per il tecnico a bordo campo registra un incremento. Durante il gioco, tutto accade in maniera decisamente più rapida. Vi è una maggiore quantità di variabili di cui tenere conto.
Ogni colpo infatti, andrà eseguito a seguito di una valutazione, operata in un intervallo di tempo infinitesimale, delle conseguenze che quella determinata scelta avrà per sé, per il compagno e per l'avversario.
La giornata si è conclusa in aula, con una sessione di lavoro incentrata sul disegno di un allenamento sulla base di analisi statistiche.
A partire da dati puramente quantitativi possiamo infatti impostare analisi e riflessioni. Se statisticamente, emerge che una determinata zona di campo viene poco utilizzata, dietro questo dato quantitativo può forse celarsi una motivazione tecnica? (Difficoltà nel footwork o nell'eseguire un particolare colpo). Aspetto interessante sul quale soffermarsi.

Giorno 3 (Lidia)

Oggi c'è stata la prima prova sul campo: dovevamo essere noi quelli seduti dietro al campo dell'atleta della nazionale assegnatoci e cercare di elaborare una tattica efficace contro l'avversario. E stato molto stimolante dover elaborare uno stile di gioco proficuo in breve tempo così da comunicarlo al giocatore nella pausa agli 11 punti. Cerano mille aspetti a cui pensare, dal tipo di comunicazione, al tono, alle parole usate per tifare, alla sintesi della tattica, al capire effettivamente cosa fare e consigliare: eravamo sotto pressione a 360° perché dovevamo far del nostro meglio ed alla svelta! Ma una sensazione di pressione positiva, perché ci ha spinto a dare il nostro massimo con le nostre conoscenze pregresse che si sommavano nel mentre a quelle appena acquisite.
Come fare coaching ad un ragazzo di cui non so nulla, né il tipo di gioco, né il suo carattere, né altro?
Innanzitutto sono andata prima del match a parlare con la mia atleta e ponendole qualche semplice quesito: come stai (domanda importantissima)? Come ti senti fisicamente? Quali sono i tuoi obiettivi per la partita di oggi? Dove non ti senti più sicura? Conosci come gioca la tua avversaria?
Dopo aver ricevuto queste informazioni in modo più o meno dettagliato, devo sempre far fede sui punti di forza del mio giocatore ed impostare un piano d'attacco seguendo quelli.
A questo punto la partita inizia: fino agli 11 punti devo cercare di capire se la tattica funziona o no, e se non funziona cercare di capire dove non va e quindi suggerire una modifica.
Questo si ripete nel corso di tutta la partita. Molto importante anche il tifo: il giocatore deve sentire che io allenatore sono lì per lui e con lui, che non è solo in campo ma che può contare su di me. E quindi via ai feedback e agli incoraggiamenti tra un punto e l'altro, ma occhio: sì presenti ma non assillanti, taluni potrebbero non gradire troppo ed irritarsi, che in un match non va mai granché bene.

Giorno 3 (Mauro)

Nuovamente lavoro in aula nella mattinata di domenica 2 agosto, terzo giorno di raduno.
Focus, pianificazione del lavoro secondo un intervallo di tempo, a breve medio e lungo termine. 20 minuti di tempo per portare a termine il compito e successivamente esporlo, in maniera convincente, al gruppo. Pomeriggio libero.

Giorno 4 (Lidia)
ln questi giorni siamo stati divisi in gruppi e a turno abbiamo cercato di costruire un allenamento per i giocatori della nazionale, esattamente come ci era stato mostrato nella prima giornata di corso.
Obiettivo dell'allenamento era eseguire una deception (finta) alla rete con costruzione da fondocampo. Ok, ora come procedere?
Un passaggio da non saltare è evidenziare bene il focus dell'allenamento, quegli aspetti sui quali vorrei che i miei giocatori si focalizzassero con maggiore attenzione.
A questo punto devo pensare ad una progressione che colleghi il primo esercizio che propongo all'ultimo, in modo che ci sia sempre un'evoluzione dal semplice al complesso.
È altresì fondamentale che se l'obiettivo è fare A e B, il giocatore esegua questi due movimenti o colpi molte volte: allora l'obiettivo dell'allenamento sarà stato centrato. 

Giorno 4 (Mauro)

Durante la mattinata, lavoro in palestra focalizzato sul processo di allenamento. Ad ogni tecnico è stato richiesto di dare prova delle sue competenze in tema di pianificazione di una sessione di allenamento in relazione ad obiettivi prefissati. Nel nostro caso, è stato chiesto di proporre una progressione di allenamento sotto forma di multi shuttle, incentrata sui punti di forza o sui punti di debolezza di un giocatore.
La mattina si è poi conclusa con un lavoro di metodologia in campo sull'allenamento di gruppo.
Nel pomeriggio, lavoro in aula sulla preparazione atletica. Tantissime e utilissime indicazioni su come organizzare e pianificare delle sessioni di allenamento. Nello specifico, ci è stato proposto un esempio di scheda di forza rivolta a principianti e agli atleti esperti.
Fase conclusiva della giornata sempre in aula. Si è discusso sul come gestire i giocatori in allenamento. Nella circostanza, molto interessante la presenza di un giocatore, che ha portato i l suo punto di vista e risposto alle domande dei tecnici presenti.

Giorno 5 (Lidia)
Nell'ultima giornata di corso, abbiamo nuovamente avuto la possibilità di fare coaching allo stesso giocatore assegnatoci nel match precedente, ma nel mio caso contro un'avversaria diversa. La tattica quindi doveva probabilmente essere modificata.
Siamo sempre partiti con un piano d'attacco A, seguendo i nostri punti di forza appunto, ma è stato fondamentale pensare anche ad un piano B, in caso di difficoltà.
Questo aiuta anche l'atleta a non essere colto troppo di sorpresa e dallo sconforto se qualcosa non va per il verso giusto, perché già abbiamo un piano di riserva.
E sempre importante soprattutto per gli allenatori neofiti andare a scambiare due parole con il nostro atleta chiedendogli feedback sul nostro operato: solo così possiamo conoscerlo meglio e capire di più su noi stessi come allenatori, permettendoci di migliorare.

Giorno 5 (Mauro)
Ultimo giorno di raduno. Mattinata che parte con quello che io ho definito "il momento della verità"
In buona sostanza, questo il compito da portare a termine: pianificare ed organizzare una progressione della durata di 10-1 5 minuti, focalizzata su un aspetto di libera scelta da parte del tecnico e secondo una sequenza predeterminata: multi shuttle, al quale doveva seguire un esercizio, al quale doveva seguire uno scambio chiuso, al quale doveva seguire uno scambio aperto, al quale doveva seguire una fase di gioco condizionato, al quale doveva seguire una partita condizionata, al quale doveva seguire una partita.
Per quanto mi riguarda, un compito molto impegnativo, poiché presupponeva uno sforzo non indifferente per bilanciare gli esercizi proposti in funzione di una progressione metodologica dal semplice al difficile dal chiuso all'aperto, mantenendo nel contempo costante la qualità e la quantità di lavoro somministrato agli atleti. Durante il pomeriggio, a conclusione del raduno, tutti in aula per il feedback finale. Questo raduno, ha offerto la possibilità di frequentare un percorso formativo "sul campo" insieme allo staff azzurro ed ha permesso di delineare meglio ogni profilo in relazione a abilità ed aspirazioni. Poter lavorare a stretto contatto con l'élite nazionale della propria disciplina di riferimento è certamente un'occasione speciale, un momento di crescita che ha consegnato tanti elementi utili da stivare all'interno dello "zainetto delle competenze"

 

 

 



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Tribunale di Milano n. 48/2020 del 03 giugno 2020 R.G. 4631/2020

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