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   Kral   

 

Studente o atleta?



a cura di
Danilo Manstretta

“Non ho mai insegnato nulla ai miei studenti; ho solo cercato di metterli nelle condizioni migliori per imparare.” 
Albert Einstein

Nel sistema scolastico italiano spesso la condizione dei giovani atleti mal si concilia con quella di studente, soprattutto di scuola media superiore. I ragazzi impegnati in almeno tre-quattro allenamenti la settimana, più la gara la domenica, con relativo viaggio di trasferta hanno a disposizione meno tempo da dedicare allo studio, rispetto ai loro coetanei non occupati in attività extra-scolastiche di un certo impegno (siano esse sportive, musicali, culturali o di volontariato). Inoltre le numerose assenze per motivi sportivi, uno stile di vita diverso dei compagni e talvolta anche le incomprensioni con alcuni docenti, finiscono per influire negativamente sulla riuscita scolastica.

I giovani atleti, motivati e capaci, riescono ad accordare le due attività, grazie un impegno costante, a buone capacità organizzative e notevoli sacrifici. Altri, invece, non sempre hanno possibilità di successo negli studi e sono costretti a scegliere drasticamente fra la scuola e lo sport. La riuscita è una questione di impegno, volontà e determinazione individuale o può dipendere anche dalla cultura sportiva e dall’organizzazione flessibile delle istituzioni scolastiche?  Insegnanti, allenatori e genitori cosa possono fare?  Le recenti normative in materia di autonomia scolastica possono venire incontro agli studenti atleti e risolvere, almeno parzialmente, questo annoso problema.

Il decreto ministeriale 279 del 10 aprile 2018 sancisce le condizioni per superare le criticità che nascono durante il percorso scolastico degli studenti atleti, soprattutto le difficoltà che incontrano nella regolare frequenza delle lezioni l’obiettivo è dare sostegno supporto alle scuole per promuovere concretamente il diritto allo studio il successo formativo per questa categoria di allievi.

Le seguenti circolari preposte alla sensibilizzazione della scuola da parte del MIUR in intesa con il CONI ne sono a testimonianza.

Al fine di sostenere gli studenti atleti nel contemperare le attività di preparazione partecipazione alle competizioni con il percorso scolastico e i tempi da dedicare allo studio individuale, è deputata ai singoli consigli di classe, nell’ambito della loro autonomia didattica e progettuale la facoltà di inserire esplicitamente nei piani di formazione personale (PFP) specifiche indicazioni sui tempi e le modalità di verifica e valutazione degli apprendimenti disciplinari. Il consiglio di classe individuerà uno o più docenti referenti del progetto (TUTOR scolastico) e un referente di progetto esterno (TUTOR sportivo) segnalato da relativo organismo sportivo, della federazione sportiva o dalle discipline sportive associate o lega professionistica di riferimento. 

Con questo decreto si intende sottolineare l’importanza che il tutor sportivo riveste all’interno delle iniziative, non solo come elemento di raccordo tra la società sportiva di riferimento, la scuola e la famiglia, ma anche come riferimento educativo autorevole per lo studente.

Spesso però il mancato coordinamento dei vari attori di questo processo è latente e lacunoso.

L’elevata burocrazia scolastica, e la propensione delle istituzioni scolastiche verso una cultura basata prevalentemente sulla valutazione e non sugli apprendimenti, ed una scarsa cultura sportiva di dirigenti e insegnanti, non favorisce certo lo studente atleta.

Quando un ragazzo/a dimostra attitudini per lo studio e per lo sport e desidera portare avanti entrambi gli impegni va assecondato ed incentivato.

Infatti attitudine e desiderio sono due ingredienti importanti per superare le difficoltà del dover conciliare studio e pratica sportiva di un certo livello.

L’attitudine rende più facile l’apprendimento e influisce positivamente sul tempo da dedicare agli impegni scolastici.

Il desiderio sostiene la motivazione che permette di sopportare livelli di fatica impensabili. Inoltre crea la determinazione a raggiungere gli scopi prefissati e la forza di reggere di fronte ai piccoli incidenti di percorso, quali per esempio un’insufficienza in una verifica scolastica, un’incomprensione con un docente, con l’allenatore o con un compagno, un insuccesso sportivo, eccetera.

Interesse e predisposizione sono quindi fondamentali per la buona riuscita in attività impegnative, ma ovviamente non sono tutto. Infatti è indispensabile saperci organizzare proficuamente in termini di tempo e di logistica. Ecco alcuni esempi e consigli che come ex insegnante intendo fornire:

Impiegare al meglio il tempo trascorso a scuola. Mantenere alta l’attenzione durante le ore di lezione, perfezionare le capacità di prendere appunti (sintesi delle lezioni), registrare alcune lezioni.

Adottare un buon metodo di studio (se occorre si potrebbero prevedere delle lezioni individualizzate), curare e organizzare con puntualità il materiale scolastico, distribuire lo studio in più giorni, abituarci a tenere un’agenda e a programmare gli impegni.

Pianificare momenti di studio compensativi. Durante i ritiri o le trasferte di più giorni, che costringono a stare lontano da scuola, tenersi in contatto con i professori tramite telefono, posta elettronica, e-mail, whatsapp , per essere costantemente aggiornati sull’evoluzione dei programmi e sull’assegnazione dei compiti in casa, in alternativa (temporanea) alla presenza a scuola. Dunque l’utilizzo delle tecnologie multimediali può essere d’aiuto per un’attività didattica a distanza, tema di grande attualità in tempi di coronavirus.

Organizzare al meglio il tempo libero. Evitare le attività troppo dispersive, quali per esempio la visione di insulsi spettacoli televisivi, le interminabili navigate sulle chat e l’uso smodato di videogiochi.

Mettere in pratica uno stile di vita sano. Dormire sufficientemente ogni notte (l’atleta bisogno di tempi più lunghi di recupero attraverso il sonno rispetto a soggetto sedentario); adottare una corretta alimentazione cioè sana, naturale, varia ben distribuita nella giornata, senza ricorrere a sostanze innaturali o a inutili integratori.

Sfruttare le opportunità. Ormai in uso in molte scuole, dalle interrogazioni programmate, giungendo preparati all’impegno preso.

Rispettare i contratti formativi stipulati con gli insegnanti senza se e senza ma.

Responsabilità e compiti dello studente atleta.

Ad integrazione di quanto finora scritto, lo studente atleta deve comunque assumersi delle responsabilità per ottenere dei successi negli studi così come quelli che vuole ottenere dallo sport. Alcuni atteggiamenti possono facilitarne il conseguimento:

- Costruire un dialogo intenso con ciascun insegnante del consiglio di classe sul proprio progetto di studio. (attenzione al contesto)
- Curare l’aspetto relazionale con gli insegnanti: comunicare prevalentemente assenze e impegni per programmare le verifiche di recupero e scadenze alternative individualizzate (dimostrare interesse alla scuola)
- Dimostrare con la partecipazione attiva, la propria presenza, dichiarare le proprie difficoltà.
- Sviluppare la capacità meta cognitiva rispetto al livello raggiunto nei propri apprendimenti, in relazione al programma svolto dalla classe.
- Acquisire la capacità di autovalutare chiaramente l’andamento del proprio profitto.


Responsabilità e compiti degli insegnanti.

Anche gli insegnanti possono contribuire a facilitare la riuscita scolastica degli studenti atleti. Per esempio essi possono:

- Considerare la pratica sportiva come un’occasione di crescita e non un’inutile perdita di tempo.
- Usare metodologie coinvolgenti, e interattive che prevedano la soluzione di problemi, l’utilizzo dei contratti formativi, ecc.
- Abituare all’autovalutazione.
- Creare un clima positivo ed incoraggiante.
- Stimolare la curiosità per la conoscenza.
- Assecondare gli stili di apprendimento.


Responsabilità e compiti dei genitori

Per un atleta-studente è importante avere genitori che attribuiscono un alto valore alla scuola e che, al tempo stesso, siano attenti a percepire i periodi sovraccarichi di impegni. Ciò consente di supportare il figlio con una presenza significativa ma non invadente, fatta di dialogo e soprattutto di ascolto, trasmettendo fiducia nelle sue possibilità e lasciando un giusto grado di autonomia decisionale.

Quando un figlio, specie se preadolescente, decide di iscriversi ad una società sportiva, i genitori dovrebbero aiutarlo nel sceglierne una che offre delle garanzie circa la qualità e le proposte formativo- sportive.

Responsabilità e compiti degli istruttori allenatori.
Gli istruttori allenatori devono porsi come facilitatori dell’apprendimento, aprire un dialogo costruttivo con i genitori con l’insegnante e non da ultimo con gli atleti.

Creare un clima positivo di collaborazione senza sostituirsi alle figure istituzionali e genitoriali.

L’attiva collaborazione ha sempre portato a grandi successi ed ha aiutato gli allievi a sopportare al meglio gli stress emotivi, spesso inevitabili nell’età della crescita.

Con la ripresa delle attività sportive e scolastiche, nel prossimo settembre, ci sarà una maggior consapevolezza, che per la crescita di un giovane allievo sport e scuola sono entrambi necessari. Auspico, una sempre più proficua collaborazione tra scuola, sport, atleti e genitori.

 

 

 



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