
QUALI SONO LE PROBLEMATICHE E LE OPPORTUNITA’ PER LO SVILUPPO DELLLA NOSTRA DISCIPLINA? OFFERTA VS DOMANDA. GLI ELEMENTI FONDAMENTALI DELL’OFFERTA. GLI ALLENATORI FORMAZIONE.
Per espandere il badminton secondo voi c’è un problema di domanda o di offerta? Ovviamente la risposta è che esistono dei circoli virtuosi o viziosi: la crescita di una variabile ha influenze sull’altra. Allora proviamo a specificare meglio il quesito:
La domanda di praticare il badminton potrebbe facilmente creare un’offerta? Oppure è più facile che l’esistenza di un’offerta crei la domanda?
La mia risposta è che per svilupparsi non importa che ci sia una domanda preesistente, dobbiamo partire dall’offerta perché facendo provare il nostro sport si crea una domanda visto che chi lo prova rimane entusiasta, sia bambini che adulti. Basta far dimostrazioni a scuola e normalmente si trovano nuovi adepti e in seconda battuta ai loro genitori vedendolo viene voglia di provare e di giocare. E’ corretta quindi la presa di coscienza da parte della federazione, con il progetto di Fabio Morino, che cerca di professionalizzare una figura di venditore/formatore che cerchi polisportive e altri interlocutori che possano essere interessati a offrire il nostro sport. Ovviamente la riuscita del progetto dipenderà da molte variabili, non ultima l’entità dell’effettiva remunerazione per queste figure che possono essere una leva fondamentale se il loro diventa un lavoro, oppure possono rimanere dei dilettanti che fanno promozione solo nei ritagli di tempo per quanto la loro occupazione primaria gli concede.
La domanda invece può non creare nulla. Ad esempio le molte richieste che ho nella mia città non si concretizzano in corsi ed attività, perché non ho una struttura e personale in grado di soddisfarle.
L’offerta è composta da due elementi imprescindibili: la struttura e il personale tecnico. Sono due condizioni tutte e due necessarie e da sole non sufficienti. Mi sono trovato ad avere dei promoter ma non sapere dove farli insegnare e in altri momenti avere delle palestre e non avere nessuno per tenere i corsi (quando dico che "avevo delle palestre" intendo che in realtà avevo un paio di ore in delle palestre comunali minuscole che non mi avrebbero permesso di far crescere delle leve successive).
Ho ascoltato l’intervista di Roberto Zanini a Sport Business Italia. Ha espresso l'idea che il nostro sport avrebbe un vantaggio sul padel e cioè il fatto che bastano pochi euro per segnare dei campi in delle palestre e non è necessario avere una struttura adibita. Il messaggio è corretto in quanto Stefano ha l'obiettivo di convincere i responsabili di polisportive e enti di promozione sportiva a trovarci uno spazio, ma per assurdo questa possibilità di giocare ovunque ci mette in concorrenza con tutti e il risultato finale è che per nella maggior parte dei comuni tutti gli altri sport sono più strutturati e con offerte più complete e conosciute della nostra e occupano quindi tutti gli spazi. Potremmo essere da tutte le parti e invece (forse anche per questo?) non siamo da nessuna.
Per costruire un campo di padel occorrono quindicimila euro. Quanto costa un campo da badminton mi chiedo. Qualcuno ha mai provato a farsi due conti? Qualcuno ha provato a chiedersi quanto dovrebbe investire un centro sportivo che volesse costruire due campi per sviluppare l'attività in pianta stabile? Quello che ci manca è la professionalizzazione: una valutazione dei costi per creare un’offerta, e la creazione di tecnici che vivano di questo sport. Senza creare dei "maestri" che vivano di badminton i tecnici possono essere:
Gli appassionati sono la nostra grande risorsa, ma se questi volessero diventare professionisti senza essere dipendenti della federazione, avrebbero una possibilità di successo? Con che investimento iniziale? Il punto fondamentale da mettere a fuoco, secondo me, è che dei tecnici dilettanti che facciano qualche lezioncina avanzatempo non possono garantire una crescita efficace del nostro movimento.
Se siamo d'accordo che la domanda la si può creare, rimane da ragionare sulla rilevanza delle due componenti dell’offerta. Come dicevo entrambi necessarie ma non sufficienti.
Per iniziare a farci conoscere lo scalino iniziale è quello dei tecnici. Qualche oretta nelle palestre comunali, dove ci sta solo un campo mediamente si può trovare. Ma chi dovrebbe andare a fare lezione di pomeriggio e fare promozione di mattina? Un pensionato? Un appassionato ricco? Un disperato che ha bisogno di lavorare anche per poche ore? Un tempo la grande risorsa erano i professori di ginnastica ma oggi sono oberati dalla burocrazia e sempre meno interessati nel lanciarsi in attività extra scolastiche.
Avere uno spazio dedicato o comunque largamente utilizzabile può cambiare la natura dell'offerta. In questo caso un tecnico può insegnare per molte ore a varie leve di giovani e diventare un professionista o semiprofessionista e gli orari serali possono dare modo di avvicinare adulti che possono diventare degli appassionati attivi nella società, coloro che rappresentano l'ossatura di una società che oltre ad un tecnico professionista ha bisogno di adulti volontari che ricoprono vari ruoli. Senza degli spazi dedicati credo non sia possibile fare un salto in avanti, ma si potrà solo vivacchiare grazie agli appassionati del momento. In questo modo ci possono essere delle ondate di notorietà, ma la mancata strutturazione di una società comporta prima o poi l'afflosciarsi del soufflé quando l’appassionato che teneva in piedi tutto si stanca, oppure semplicemente… invecchia. Per questo vi chiedo e mi chiedo: quanto costa costruire due campi da badminton e avviare la professionalizzazione?
L'alternativa, in mancanza di investitori, è nel breve periodo quella di cercare polisportive che abbiano spazi e voglia di battere nuove strade. Nella provincia dove abito in poco tempo ho trovato tre polisportive interessate a proporre il badminton nella prossima stagione. Io con le tre polisportive però ho bluffato: ho dichiarato che eravamo in grado di fare lezione il pomeriggio e promozione di mattina nelle scuole vicine a loro. Ma in realtà non ho tecnici che possano farlo. Mi ci vorrebbe il famoso tecnico/pensionato … Una soluzione allora potrebbe essere per tanti altri comuni, quella di sfruttare la nuova figura federale di allenatore-formatori. Nella mia esperienza una polisportiva può essere interessata ad offrire un nuovo sport, ma di norma non ha nessuna voglia di cercare un tecnico visto che trovare qualcuno che voglia lavorare in uno sport sconosciuto e magari diventi pure bravo non è semplice. E’ normale che la polisportiva cerchi presso la federazione un tecnico già formato e in grado di lavorare. Se la federazione utilizzerà la figura dell’allenatore-formazione per creare un’offerta mirata sulle polisportive con dimostrazioni mattutine e corsi pomeridiani allora si potranno avviare corsi e creare fidelizzazione che darà risultati nel medio-lungo periodo. Se al contrario la federazione non si metterà al servizio dei propri interlocutori, ma cercherà di trovare presso le polisportive aspiranti tecnici che facciano il lavoro al posto nostro, allora il progetto rischia di incontrare delle difficoltà. Trovare gli adulti che vogliano giocare è facile, ma che vogliano formarsi e abbiano il tempo di insegnare è decisamente più difficile.
Mi dispiace ma non credo più nei generali che seduti al tavolo comandano le truppe. Può funzionare dove ci sono già tecnici formati, volontari, appassionati, società, cioè dove esistiamo di già. Se invece l'obiettivo è di espandersi dove non siamo presenti, allora il generale deve arrotolarsi le maniche e andare lui stesso in palestra a fare lezioni e dimostrazioni, perché in tante realtà non c’è nessuno che possa farlo al posto suo. Le polisportive o gli enti di promozione sportiva, nella mia esperienza, non hanno del personale parcheggiato in attesa che gli venga comunicato cosa debba insegnare il prossimo anno. Ovviamente la federazione non può mettere a disposizione tecnici per ogni polisportiva interessata e qui sta la sfida. Non ci sono ricette semplici ma secondo me l’obiettivo fondamentale nel medio periodo è quello di far diventare il tecnico un professionista e non quello di raggiungere solo una numerica di neo tesserati nella zona, perché tanti corsi si possono anche attivare, ma con la stessa velocità si possono altrettanto "spengere". Far diventare il tecnico un professionista è invece un obiettivo strategico che può ripagare. Avrete capito che con "professionista" non intendo un allenatore di alto profilo che porti chissà quanti giocatori in nazionale, intendo invece un tecnico che riesca a campare del proprio lavoro nel campo sportivo e sia quindi il diretto interessato nell’investire il proprio tempo in dimostrazioni scolastiche in modo da avere più allievi di pomeriggio. Per campare di uno sport bisogna ovviamente lavorare molte ore, cioè avere la palestra disponibile per molto tempo e qui torniamo a quello che reputo essere il punto centrale della questione.
Se il progetto federale andrà bene - come spero ardentemente - e riuscissimo a trovare polisportive e giovani che vogliono insegnare, quante ore potranno farlo senza avere un campo dedicato? Quanto tempo resisteranno ad insegnare senza essere professionisti dell'insegnamento? Allora insisto: ma quanto costa far costruire due campi da badminton? Forse, oltre che andare a parlare con delle polisportive dovremmo anche parlare con degli imprenditori e dei centri sportivi avendo già un progetto da proporre tra le mani.
Per riassumere ecco gli obiettivi di crescita in ordine cronologico: