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   Kral   

 

Toyota Open - i figli di Sandokan



a cura di
Roberto Lucio Scarabello

QUANTI FIGLI DI SANDOKAN
Il tabellone si restringe e incominciano a cadere vittime ilustri e nomi nuovi alla ribalta. L'Inghilterra perde la coppia Ellis-Smith accreditata per un posto sul podio ma cosi non è stato per opera dei thai Jomkoh-Paewsampran con un finele di un terzo set da cardiopalma. Chi sui gradini virtuali del terzo posto ci erano saliti ( la premiazione avviene solamente con la presenza dei due o quattro finalisti), e mi riferisco a Carnando-Marthin hanno avuto un black-out, non non si sono spente le luci dell'Impact Arena, ma di gioco cosi che la coppia avversaria Chia-Soh, nel secondo set ridicolizzati con 6-21, ne hanno approfittato e in soli tre minuti tre da 9-11, facendo un quasi filotto di 12 punti, hanno chiuso 21-12. Questo è il bello del badminton, non devi mai dare nulla di scontato, anche se in questa occasione i diciannovenni indonesiani, rivelazioni della bolla di Bangkok, non devono averla presa molto bene.
Reato di lesa maestà sul campo uno, il thailandese Vitidsarn ha scatenato le ire della "racchetta di Odino" ,dopo essersi sottomesso nel primo set ha osato superarlo 9 a 7, a questo punto Axelsen ha deciso che era il momento di accellerare sia i tempi che la velocità del volano e cosí con alcuni smash sopra i 350 km all'ora chiudeva con un parziale di 14 punti a 4.
Simpatico siparietto che ci fà capire un pò della coltura orientale, quasi alla fine del tiratissimo incontro contro la coreana Sung la Intanon, testa di serie numero 4,ha pensato bene di ringraziare con un namaste (le due mani giunte che significano: io mi inchino a te), nonostante fosse un momento cruciale dell'incontro , l'addetto della pulizia che aveva appena asciugato il sudore lasciato in un appoggio a terra. Complimenti alla thailandese per la vittoria poi ottenuta e per la gentilezza dimostrata.
Pur avendolo battuto già sei volte NG Ka, finalista allo Yonex, questa volta è capitolato di fronte al taiwanese Wang, che nei due set non gli ha dato nessuna possibilità di recupero, un'altra testa di serie che cade. A tenere alto però l'onore della semindipendente Hong Kong ( mi viene il dubbio di aver sbagliato l'aggettivo, chissà) città natale di NG ci ha pensato Lee Cheuk che fà una vittima illustre, Ginting numero cinque al mondo.
Faticano le due regine delle court, la Tai con Gregoria Tunjung che cede solo nel finale e la Marin che batte la Kjaersfeldt,grazie alla sua rapidità a rete, visto che i volani mandati ai quattro angoli del campo venivano recuperati e riinviati al mittente dalla danese, cosa strana alla fine dell'incontro la campionessa spagnola non ha urlato, rispetto per l'avversaria o non aveva più voce, chissa.
Cosa dire di Nslihan Yigit? Che per la prima volta arriva ai quarti di un Super 1000, il pensiero di salire cosí in alto può far avergli fatto mancare l'ossigeno, come gli alpinisti sanno bene. Mi riferisco ai 6, ripeto 6 set point nel primo e a un match point nella seconda frazione di gioco che la turca riusciva a perdere.
Per sua fortuna deve avere un carattere di ferro perchè nel game finale non sembra risentire di questi passi falsi e per sicurezza lascia a 14 la tedesca Yvonne Li. Il domani però per lei sarà duro, all'orizzonte la Marin.
Il dato statistico di oggi è la valanga dei malesi che arriva ai quarti, con ben 9 presenze, seguita da Taiwan con 6, terze alla pari la Thailandia e la Corea del Sud, più che i numeri sappiamo però che è la qualità che conta. A domani
 
 
 
 
 

 

 



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