Mi riferisco alla Turchia che ai Giochi del Mediterraneo ha schierato il meglio del suo arsenale umano per riuscire a fare una “Scala Reale” cercando la vittoria in tutte e cinque le specialità’. Peccato che il suo migliore singolarista sia al 314esimo posto del ranking mondiale quindi avrebbero dovuto fare come la Croazia che ha nazionalizzato anni fa un’indonesiano (Aria Dinata) per fare bella figura a livello internazionale. Quindi “solo” quattro ori per Ankara, e chi sara’ mai la nazione che ha impedito l’apoteosi ottomana? Ma l’Italia, che dopo 13 anni entra finalmente nella tabella delle medaglie dei Giochi grazie a Fabio Caponio, che dopo un cipriota, un portoghese e l’immarcescibile Pablo Abian (41 anni) sconfigge in finale il gia nominato croato numero 66 nella classifica mondiale. Peccato che Dinata in precedenza avesse superato Gio Toti, impedendo cosi’ una finale tutta tricolore.
E siamo a due medaglie ma come dice il famoso detto la terza di chi sara’ mai? Ma di Yasmine Hamza che nella partita decisiva per il primo posto trova l’Ammiraglia della “mezzaluna stellata”, l’Arin che forte del suo 28esimo posto si aggiudica l’incontro in due set.
L’ultima singolarista, la Stiglich, non va oltre al secondo turno come il doppio Matteo Massetti e Emma Piccinin mentre 3 doppi si fermano ai quarti ad opera del rullo compressore turco.
Salutt-Corsini, Hamza-Stiglich e Salutt-Massetti vengono fermate dai futuri vincitori finali rispettivamente Bektas-Sonmez, Ercetin-Inci e Aktas-Sonmez.
Una vittoria sul Kosovo per Masetti-Piccinin per poi venire venire fermati dagli egiziani Kamal Moh-Abdelhalim mentre escono al primo turno i due medagliati del Singolare ad opera degli spagnoli Castilla-Rivas cosi’ come Corsini-Piccinin dai francesi Jacob-Cuevas.
Logicamente bisogna ricordare che la Francia si presentava al Francavilla Fontana Sport Hall con le seconde linee altrimenti, escludendo, presumibilmente, il singolare e il doppio femminile, tre ori sarebbero stati ad appannaggio dei galletti transalpini. Ma d’altronde l’impossibilità dell'ubiquità e i divieti regolamentari ne impedivano la partecipazione, leggasi Campionati Mondiali di Nuova Dehli.